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Lavoro

Riforma pensioni 2015/ News. Opzione donna, è arrivata la sentenza del Tar del Lazio

Riforma Pensioni 2015, news: sembra ormai difficile che nella Legge Stabilità possa essere inserita la cosiddetta Opzione donna e quota 96 scuola (oggi, mercoledì 18 novembre 2015).

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È arrivata la tanto attesa sentenza del Tar del Lazio sulla class action promossa dal Comitato Opzione Donna. Il dispositivo fa notare che l’Inps non rispettato la Carta dei Servizi quando ha deciso di sospendere l’accettazione delle domande di accesso a Opzione donna presentate. A questo punto l’Inps dovrà attrezzarsi per dare una risposta alle richiedenti. Tuttavia, la sentenza del Tar arriva quando il Governo ha deciso di intervenire in materia con la Legge di stabilità, con quella che è stata definita una “proroga”. Il problema è che tale provvedimento escluderebbe le italiane nate nell’ultimo trimestre del 1957 o del 1958. Il testo della legge andrebbe quindi corretto. Si spera che ciò possa avvenire nel passaggio alla Camera. Diversamente ci sarebbe una “discriminazione” difficilmente giustificabile.  Non solo Cesare Damiano. Gli appelli dei lavoratori precoci, per una riforma delle pensioni che si ricordi di loro, arrivano anche a Matteo Renzi. Una donna che ha versato contributi per 41 anni, avendo iniziato a lavorare quando era sedicenne, ha deciso di scrivere al Premier per chiedere che non ci siano altri rinvii o promesse non mantenute dopo che è stato detto che ci sarà un intervento nel 2016: “Spero solo di sentire che fisserete un tetto massimo di lavoro di 41 anni e basta! Senza penalizzazioni, e soprattutto non con solo il contributivo”. Questa donna, del resto, non ha più un lavoro e non ha nemmeno la possibilità di accedere alla pensione. “Troppi lavoratori precoci sono molto arrabbiati. E io per prima. Ci sentiamo presi in giro, ci sentiamo sfruttati, ci sentiamo umiliati. Confido in lei, non ci deluda ancora”, è l’appello della donna. 

Come noto, non ci saranno modifiche alla parte previdenziale della Legge di stabilità durante il suo iter al Senato. Erica D’Adda, senatrice Pd, promette che comunque su alcuni temi si cercherà di fare in modo che alla Camera possano essere approvati degli emendamenti. In un’intervista a Blastingnews ha spiegato che in particolare il massimo impegno sarà profuso per modificare la “proroga” di Opzione donna, di modo che non vengano escluse le italiane nate nell’ultimo trimestre del 1958 o del 1957. Inoltre, si cercherà di recuperare un emendamento di cui era prima firmataria, che mirava a eliminare le penalizzazioni subite da chi è andato in pensione anticipata prima del 2015.

Durante la puntata della trasmissione diMartedì, andata in onda ieri sera, si è parlato anche di pensioni e vitalizi, con un piccolo botta e risposta tra Mario Giordano e Lamberto Dini. L’ex Premier ha difeso la necessità di avere dei vitalizi, che sono le pensioni dei parlamentari: se sono alti allora vanno abbassati, ma non eliminati. Da parte sua, il giornalista da sempre in prima linea contro sprechi e privilegi, aveva ricordato che proprio Dini ha una pensione da 30.000 euro lordi. Il politico ha anche dovuto “difendere” la riforma delle pensioni che porta il suo nome. Maurizio Landini ha infatti detto che dal 1995 entrano più soldi dalle pensioni rispetto a quanti ne vengono erogati. 

Mentre continua la polemica a distanza tra il Presidente dell’Inps, Tito Boeri, ed il Ministro del Lavoro Giuliano Poletti, per quanto riguarda le ormai famose proposte avanzate dall’ente previdenziale per riformare la legge Fornero in fatto di pensioni, si stringe ormai il cerchio riguardante la Legge di Stabilità. Infatti, sono ormai ridotte al lumicino le speranze di veder introdotte alcune proposte che riguardano la riforma pensioni ed in particolar modo l’Opzione donna e la cosiddetta Quota 96 della scuola. Due proposte che avrebbero dovuto consentire una decisa variazione da quanto deciso dalla riforma Fornero per il personale docente e non, che lavora all’interno della scuola pubblica. Questo significa che non sarà possibile accedere al sistema pensionistico con requisiti anagrafici e retributivi che risultino differenti da quelli attualmente in vigore ed ossia di ben 66 anni e 7 mesi. Un vincolo che le parti sociali ritengono non essere congruo rispetto al servizio professionale svolto soprattutto se si prende in considerazione la scuola primaria e quella dell’infanzia.

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