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Lavoro

Riforma pensioni 2015 / La flessibilità che aiuta i giovani (ma non piace ai politici)

Tito Boeri (Infophoto)Tito Boeri (Infophoto)

Così, ad esempio, in presenza di una carriera tipo regolare, cioè senza interruzioni dell'attività lavorativa, con 38 anni e 8 mesi di contribuzione e una retribuzione annua a fine carriera di 35.000 euro sarebbe possibile anticipare di 3 anni l'uscita dal mondo del lavoro a fronte di una riduzione massima dell'8,4% applicata sulla quota retributiva della pensione.

Anche in questo caso, le coperture provengono dal riordino della spesa previdenziale, fortemente asimmetrica quanto ai trattamenti pensionistici concessi a diverse categorie di pensionati, per i quali c'è scarsa correlazione tra rata pensionistica e contributi versati durante la vita lavorativa. Un intervento analogo viene proposto con riferimento ai vitalizi dei parlamentari e degli esponenti sindacali, eccezionalmente sottratti alle riforme previdenziali degli ultimi 25 anni.

Applicando ai titolari di pensioni medio-alte (superiori a 3.500 euro al mese) una correzione attuariale che ridetermina la quota retributiva della pensione in funzione del rapporto tra coefficienti di trasformazione alla decorrenza del pensionamento e quelli previsti dalla normale età pensionabile, si otterrebbero i risparmi necessari a finanziare la clausola di flessibilità. In base alle stime relative al 2015, si tratterebbe complessivamente di 326.560 pensioni, di importo medio mensile di 4.394 euro con una variazione media dell'importo della pensione per effetto del ricalcolo del 12,6% e un risparmio di oltre 2,3 miliardi a valere sul 2015.

A mio avviso, si tratta di una serie di misure, certamente discutibili, volte a rendere più sostenibile la spesa pensionistica con il contributo di chi in pensione sta per andare (flessibilità) o di chi vi è già con importi medio-alti, senza cioè scaricare il debito, per una volta, sulle generazioni future: proprio qui sta il pregio e, contestualmente, il limite delle proposte di Boeri, che, naturalmente, si scontrano con ragioni politiche da sempre inclini a tutelare chi gode già di certi diritti in luogo di chi li deve ancora acquisire.

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