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IL CASO/ I corsi che "avvicinano" scuola e lavoro

Al Job&Orienta di Verona sono stati presentati 300 centri di formazione professionale selezionati che svolgono una funzione molto importante. Ce ne parla MASSIMO FERLINI

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È forse destino che le dichiarazioni dei ministri del Lavoro del nostro Paese rivolte agli studenti diventino regolarmente gaffes che scatenano polemiche inutili. Certo, l’affermazione di Giuliano Poletti secondo cui è meglio laurearsi a 21 anni, non importa con che voto, piuttosto che a 28 con pieni voti rientra pienamente in questo elenco di affermazioni da bar. Eppure ha detto una cosa che io come padre di due universitarie non solo condivido, ma ho più volte ripetuto alle mie figlie. Non importa se pensavi di meritare di più a un esame, cerca di fare in fretta a laurearti e sarà il lavoro a determinare il tuo percorso lavorativo, non certo un punto in più di media.

Vi è un però a cui prestare attenzione. Io non sono ministro e la verità paterna può essere accettata perché non porta la responsabilità di una scuola che può essere riformata e indurre anche i giovani a cambiare mentalità. Se il ministro avesse introdotto il suo pensiero accennando a una piccola autocritica sulle scelte del governo forse sarebbe stato capito. La riforma della scuola appena approvata contiene alcuni passaggi immediatamente percepibili per gli insegnanti, ma poco per famiglie e alunni. Se avesse previsto di accorciare di un anno il percorso di studio riducendo a 4 anni le scuole superiori o a 6 il percorso d’obbligo iniziale avrebbe reso evidente che il governo stava facendo quanto auspicato dal ministro perché anche i nostri giovani arrivino prima sul mercato del lavoro.

Perché il tema di rendere omogeneo il percorso scolastico con quello dei giovani degli altri paesi europei esiste, ma non può risolversi con appelli alla buona volontà degli studenti eludendo le responsabilità della politica.

La polemica sulla dichiarazione del ministro ha però oscurato il contesto in cui avveniva. Al convegno di Job&Orienta è stata presentata la graduatoria con cui sono stati selezionati 300 centri di formazione professionale che opereranno come centri per l’avvio del sistema duale di formazione e lavoro. Saranno perché i centri, oltre a formare professioni e occupabilità per molti giovani, sono ritenuti in grado di gestire anche percorsi di inserimento lavorativo.

I 300 centri sono distribuiti su tutto il territorio nazionale e per accedere hanno fornito i dati su quanto già realizzano e come sono organizzati. Alla fine a fare la differenza era la valutazione di quanto già erano in grado di fare nei percorsi scuola-lavoro e di come fossero quindi in grado di sperimentare inserimenti lavorativi durante il percorso formativo rilanciando un contratto di apprendistato di primo livello che era stato completamente dimenticato in questi anni.

La concentrazione di centri di formazione che ottengono buoni punteggi li troviamo ovviamente in quelle regioni che in questi anni, anche con modelli diversi, hanno rilanciato tali percorsi scolastici. Ricordiamo che la formazione professionale è stata considerata a lungo come scuola di ripiego, talvolta inutile o comunque solo riempitivo per arrivare all’età lavorativa.