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Lavoro

LICENZIAMENTO STATALI/ Come cacciare i fannulloni (senza aspettare Renzi e Madia)

Marianna Madia (Infophoto)Marianna Madia (Infophoto)

Si dovrebbe aprire, quindi, un ragionamento serio sull’applicabilità del Jobs Act, cioè delle regole privatistiche del lavoro, anche al pubblico impiego, con specifico riferimento alla riforma dell’articolo 18. Ma, anche in questo caso si assiste a un paradosso. Il testo unico del pubblico impiego, il d.lgs 165/2001, all’articolo 51, comma 2, prevede espressamente che al lavoro pubblico si estendano le norme dello Statuto dei lavoratori e ogni loro modifica e integrazione. È il Governo, sin dai tempi della riforma-Fornero, a considerare che l’articolo 18 dello Statuto, più volte riformato dal 2012, non sia applicabile alla Pa, nonostante la chiarissima e contraria previsione legislativa.

Se non si risolvono, allora, i nodi della responsabilità erariale e della definitiva e chiara armonizzazione della disciplina del lavoro pubblico rispetto a quella privata, resteranno comunque zone d’ombra che non faciliteranno l’applicazione delle semplici regole di fedeltà imposte dal contratto di lavoro subordinato, ma non per assenza di procedure disciplinari, bensì per confusione del quadro normativo nel suo complesso.

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COMMENTI
06/11/2015 - anche il privato paga il danno da risarcimento (lauretta daniela)

il privato che licenzia in modo illegittimo è egli stesso a pagare il danno, non si chiama danno erariale ma sempre di risarcimento si tratta. Bene licenziare i fannulloni della p.a. ma nessuno deve essere immune da responsabilità, che nel pubblico impiego abusa del potere disciplinare deve pagare egli stesso. Si chiama Danno all'erario ma poi, tale danno si estende al responsabile che arbitrariamente ha licenziato. E' bene anche informare che ci sono degli abusi di potere nel pubblico impiego indescrivibili fatti proprio da coloro che sanzionano. Se diventano irresponsabile si concede loro un'arma di ricatto nei confronti dei loro dipendenti. IL potere disciplinare se applicato in presenza di motivi validi è giusto, ma se applicato in modo arbitrario è un abuso e come tale deve essere a sua volta sanzionato.