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Riforma pensioni 2015 / Su Opzione donna e flessibilità le modifiche per aiutare le italiane (e anche gli uomini)

PATRIZIA MAESTRI sulla riforma delle pensioni contenuta nella manovra: non è la risposta adatta ai problemi, se non intesa come sperimentazione della flessibilità

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Il presidente dell’Inps, Tito Boeri, è intervenuto sulle misure relative al problema degli esodati contenute nella legge di stabilità osservando: “Non penso che sia stato del tutto risolto. Si rischia uno strascico, ci sono forti pressioni per un’ottava salvaguardia”. Boeri ha inoltre proposto il taglio del 50% per i vitalizi dei politici che “superano quota 80-85mila euro all’anno. La platea coinvolta alla fine è piccola, circa 200mila persone”. Ne abbiamo parlato con Patrizia Maestri, deputato del Pd e membro della commissione Lavoro, secondo cui occorrono inoltre misure specifiche di flessibilità per le donne che hanno perso anni di contributi in quanto si sono dedicate ai lavori di cura.

Per Boeri il numero degli esodati potrebbe essere più ampio del previsto. È così? Potrebbe essere. Noi abbiamo visto che le salvaguardie fatte in passato si sono rivelate inferiori rispetto ai numeri che avevamo, tant’è che si sono avuti risparmi. Oggi abbiamo bisogno di far entrare nella settima salvaguardia tutte quelle caratteristiche che non erano presenti nelle altre, per esempio i lavoratori che provengono da aziende fallite.

Dove si possono reperire le risorse? La copertura per Opzione Donna è superiore ai 2 miliardi, perché il governo prevede che ci sarà un numero piuttosto elevato di donne che potrebbero utilizzare questo strumento. A noi però risultano numeri di molto inferiori. Una parte quindi di questi 2 miliardi, che non saranno utilizzati interamente per Opzione Donna, potrebbero essere destinati anche ad altre misure come la salvaguardia degli esodati e le indicizzazioni.

Sempre per Boeri occorre tagliare del 50% i vitalizi dei politici. Lei è d’accordo? Il presidente dell’Inps fa molte esternazioni e apre molti fronti. Abbiamo una proposta di legge a firma di Anna Giacobbe in base a cui le pensioni di chi fa politica dovrebbero confluire in un’unica contribuzione, con un limite massimo per chi ha più vitalizi. Ci sono persone che hanno fatto il senatore, l’europarlamentare e il consigliere regionale: in questo modo invece di avere tre vitalizi ne avrebbero uno solo.

Per il ministro Poletti intanto la flessibilità pensionistica è solo rimandata al 2016. È soddisfatta? Mi fa piacere che il ministro Poletti faccia questo annuncio, perché significa che il tema della flessibilità e dell’età pensionabile è diventato effettivamente centrale. Il governo a questo punto ha compreso la gravità dei danni prodotti dalla manovra Fornero e quindi intende correggerli. In commissione Lavoro ci sono diverse proposte di vari gruppi. Il ddl Damiano, sottoscritto da tutti i deputati del Pd, introduce la possibilità di anticipare l’età pensionabile a 62 anni a fronte di una penalizzazione. Il part time dunque non è la risposta che attendevamo, se non intesa come sperimentazione e come verifica di quello che si potrà creare in futuro.

C’è qualcosa di positivo in questa legge di stabilità?