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SPILLO/ Bonanni: la "toppata" di Poletti su Garanzia Giovani

Giuliano Poletti vorrebbe che il programma europeo Garanzia Giovani venisse prorogato. Per RAFFAELE BONANNI è un errore se prima non si fa un bilancio e si elabora una strategia

Giuliano Poletti (Infophoto) Giuliano Poletti (Infophoto)

Qualche giorno fa abbiamo potuto apprendere che il nostro ministro del Lavoro, attraverso agenzie stampa, ha auspicato che si possa proseguire, con relativo finanziamento dell'Unione europea, il programma "Garanzia giovani". Il piano è stato adottato da Bruxelles oramai dall'aprile 2013, per sostenere le esigenze di inserimento al lavoro dei giovani fino a 25 anni, ricorrendo a rapporti di assunzione al lavoro, di apprendistato, di tirocinio o di programmi di vera e propria formazione, per un ammontare di 20 miliardi per l'intera area Ue e di circa un miliardo e cinquecento milioni per l'Italia. 

Si sa, il tema occupazione giovanile è molto sentito nell'Unione e in Italia, e, almeno sul piano mediatico, vede la nostra politica molto impegnata. Il Ministro Poletti che ha voluto dire quando, citando il numero esorbitante di "registrati" al programma governativo, si è ritenuto molto soddisfatto? Siamo soddisfatti del censimento o di nuove occasioni reali offerte ai giovani? Non doveva dirci quanti occupati o tirocinanti si sono ottenuti grazie alle generosissime provvidenze messe a disposizione, per dare sollievo alle carenze occupazionali? Il ministro del Lavoro, in quell'occasione, non ha riferito altro che circa un milione e mezzo di giovani si sarebbe registrato e che il dato promette bene per la prosecuzione del programma.

Sì, signor Ministro: gli occupati? Quanti ne abbiamo ottenuti in più, e quanti tirocini? Quanti sono stati contattati per proposte in linea con il programma? Da quello che risulta sono davvero pochi e pare che la burocratizzazione abbia avuto il sopravvento. Insomma, poche offerte e quelle poche che si sono ottenute sono risultate di bassa qualità. 

I tirocini, ad esempio, sono fondamentali per misurare sul campo le vocazioni professionali dei giovani partecipanti ai corsi universitari e degli istituti tecnici. Gli studenti italiani rarissimamente maturano esperienze lavorative, al contrario di altri paesi industrializzati; un vero gap per il nostro futuro di Paese leader nell'industria e nei servizi.

Chi si è occupato di raccordare imprese, università e istituti professionali e parti sociali, per programmare coinvolgimento dei nostri studenti? Nei vari convegni si denuncia immancabilmente lo scollamento pauroso tra i luoghi dell'istruzione e quelli della produzione. Si sottolinea in ogni occasione di riflessione la difficoltà delle imprese a trovare le professionalità fresche per l'inserimento nella produzione, ma quando si tratta di fare qualcosa di concreto tutto svanisce.