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SPILLO/ Lo "scambio" che cancella la (vera) riforma della Pa

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Su questo passano i governi, trascorrono le legislature, si svolgono di decennio in decennio dibattiti e proposte, dialoghi secolari si sommano a studi e indagini, ma nulla cambia nei fatti. L'Inps, per prendere ad esempio l'Istituto storicamente più discusso, si è lanciato nell'informatizzazione: ma senza considerare che all'Inps si rivolge soprattutto, anzi quasi solo, quella parte della popolazione che non si può proprio definire "nativa digitale"!

Un secondo problema che emerge da questo strano dibattito pre natalizio è il fatto che ormai le leggi sono fatte, nella realtà, non dal legislatore, bensì da chi dovrebbe applicarle, cioè dal potere giudiziario. Bene ha fatto quindi la Madia a polemizzare con la stessa Cassazione, ma dovrebbe comportarsi nello stesso modo anche quando il suo Governo minaccia di procedere per via legislativa in materia di contratti, salari, rappresentatività sindacale e via discorrendo.

Oppure dovrebbe ricordarsene quando non solo non smentisce ma giustifica la strana proposta governativa di aumentare di 5 euro il salario dei pubblici dipendenti: perché il combinato disposto di "niente Jobs Act per voi" e di "cinque euro di aumento" induce a sospettare che siamo di fronte al solito teatrino all'italiana, al solito scambio tra poco lavoro, poco salario e totale sicurezza e impunità una volta entrati tra le amorevoli e morbide braccia di Mamma-Stato. 

In altri termini, il sospetto, andreottianamente inteso, è che in previsione delle ormai imminenti elezioni, il governo abbia agito sul più classico degli schemi: cari elettori, pardon cari dipendenti pubblici, neo e vetero assunti, potete stare tranquilli, perché soldi non ce ne sono e non ve ne diamo, ma in parallelo per voi poche saranno le novità lavorative, nessun rischio vi sfiorerà, e quanto alla efficienza del vostro lavoro, beh, ci rimettiamo al vostro buon cuore. 

Sic transit il riformismo nella amatriciana. 

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