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SPILLO/ Lo "scambio" che cancella la (vera) riforma della Pa

Sul pubblico impiego, spiega GERARDO LARGHI, si sta consumando uno spettacolo degno del peggior teatrino all'italiana, che non aiuta certo a riformare la Pa

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Daesh, guerra nucleare, cambiamenti radicali nel clima mondiale, fame, Ebola, lavoro minorile: pensate davvero che siano questi i problemi che occupano la mente del nostro gruppo dirigente, di coloro che un giorno sì e l'altro anche ci assicurano che guideranno l'Italia fuori dalle secche, verso il mare aperto e il radioso sole dell'avvenire? Macché, la questione centrale, l'appiglio su cui far leva per superare i muri che si ergono davanti alla gente normale è l'applicazione del Jobs Act agli statali.

Ma com'è possibile, dicono gli egualitaristi puri e duri, com'è tollerabile che un bidello, pardon, un collaboratore scolastico, non subisca l'onta della perdita delle tutele dell'articolo 18? È incostituzionale: se passa una simile norma, i diritti dell'uomo spariranno, cicloni e terribili carestie colpiranno il mondo, e perfino l'orbita lunare ne risentirà. I liberali rispondono: beh, se noi possiamo licenziare nelle aziende, perché lo Stato non deve fare lo stesso con i suoi? Com'è bello licenziare, com'è sano licenziare, come si sta bene quando si può licenziare!

Così, questa fine d'anno sindacale è attraversata dalla consueta questione da niente, dal solito quesito-schermo, in altri termini dall'ennesima puntata di un romanzo d'appendice francamente stucchevole.

Il Jobs Act, infatti, come ormai tutti sanno, non sarà applicato ai dipendenti pubblici, i quali quindi potranno ancora godere delle tutele dell'art.18 dello Statuto dei lavoratori contro i licenziamenti ingiusti. Almeno secondo quanto garantito dal ministro della Pubblica amministrazione Marianna Madia al Senato spiegando la recente sentenza della Cassazione. La motivazione addotta dal ministro è «la differenza sostanziale fra datore di lavoro pubblico e datore di lavoro privato. Il privato lavora con risorse proprie, lo Stato lavora con risorse della collettività. Se un licenziamento nel pubblico ha un vizio, l'indennità andrebbe pagata con soldi pubblici. Quindi il danno sarebbe doppio». Beh, verrebbe da dire, qual è la novità rispetto a oggi? Quale drammatica e insostenibile situazione introdurrebbe il Jobs Act rispetto a oggi? 

La vera sorpresa, infatti, non starebbe nell'applicazione dei "licenziamenti facili", quanto invece nel fatto che qualcuno finalmente prendesse in mano la questione della riforma della Pubblica amministrazione, che finalmente si legassero impegno e salario, risposta ai bisogni dei cittadini e investimenti, merito professionale e attenzione al territorio. Il centro di tutto sarebbe insomma che qualcuno invece di partire per la solita, inutile e inconcludente, crociata tra addetti ai lavori, si imponga di portare a termine la vera rivoluzione italiana, quella che riguarda la funzionalità dei servizi, la loro adeguatezza agli standard europei, la loro sempre dichiarata, e mai realizzata, attenzione ai bisogni dei cittadini.