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RIFORMA PENSIONI 2015/ La "strada" per avere un assegno dopo 20 anni di contributi

Per NINO GALLONI, una vera riforma delle pensioni dovrebbe permettere di scegliere quando lasciare il lavoro, conspaevoli che si prenderebbe un assegno in base ai contributi versati

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“Se una persona desidera andare in pensione dopo 20 anni di lavoro lo faccia pure, ma poi il suo assegno sarà calcolato sulla base dei contributi effettivi. Rompiamo il tabù secondo cui non si può andare in pensione a 40 anni perché si è ancora relativamente giovani”. Ad affermarlo è Nino Galloni, sindaco Inail, nel momento in cui la legge di stabilità è al vaglio della Camera, con provvedimenti che riguardano tematiche pensionistiche o previdenziali. Uno di questi prevede che la proroga di Opzione Donna sia vincolata a un monitoraggio sulle previsioni di spesa da realizzare il 30 settembre di ogni anno. Mentre un emendamento presentato dal governo ha anticipato di un anno l’aumento della no tax area per i pensionati fino a 8mila euro.

Professor Galloni, che cosa ne pensa degli emendamenti che sono stati portati alla Legge di stabilità?

Sono sostanzialmente favorevole a tutti gli emendamenti nel momento in cui questi sono migliorativi. E’ giusto non esagerare con i requisiti per accedere alla pensione. Il punto su cui però bisognerebbe lavorare di più, e rispetto a cui il battistrada potrebbe essere proprio Opzione Donna, è il fatto che comunque si deve garantire una pensione a tutti, e che l’assegno deve essere proporzionato ai versamenti. Se una persona desidera andare in pensione dopo 20 anni di lavoro lo faccia pure, ma poi il suo assegno sarà calcolato sulla base dei contributi effettivi.

L’M5S ha proposto di considerare come lavori usuranti tutti quelli che riguardano gli edili. Lei è d’accordo?

Su questo sono d’accordo con M5S, soprattutto se stiamo parlando di lavori nell’edilizia, nell’asfaltatura delle strade e in tutti i comparti che formalmente non sono considerati usuranti ma che nella realtà lo sono. Del resto qualsiasi lavoro è usurante, soprattutto se non è creativo e se uno lo fa controvoglia. Occorre una politica del lavoro in base a cui magari a 15 anni una persona raccoglie le mele, a 20 va a spaccare i sassi in miniera, a 40 coordina gli altri minatori, a 50 insegna quello che ha imparato nella sua vita professionale e così via. Ma non si può pretendere che uno lavori in miniera fino a 67 anni.

E’ solo un problema di pensioni o anche di salari?

Sono due questioni intrecciate tra loro. Il problema è che negli ultimi anni abbiamo avuto una politica di divergenza dei salari. Il salario tipo si è abbassato enormemente, mentre gli stipendi più elevati sono aumentati decine di volte. In questa situazione poi c’è stato un effetto negativo sull’intero sistema pensionistico.

In che senso?