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Lavoro

I NUMERI/ I "suggerimenti" per migliorare Garanzia Giovani

Giuliano Poletti (Infophoto)Giuliano Poletti (Infophoto)

Un secondo grande problema del programma è stata (in molti contesti lo è ancora) la sua stessa attuazione: abbiamo Regioni, come il Molise in grossissimo ritardo, mentre in altre l’attuazione significa al momento prevalentemente la “presa in carico” a fronte di uno scarsissimo risultato in termini occupazionali o di altri servizi offerti. Il ministero del Lavoro ha stanziato appena 60 milioni di euro tra il 2014-2018 per assicurare interventi preventivi e di attivazione, una cifra irrisoria che distribuita in cinque anni a livello nazionale significa buttare via i soldi (come si vede in Tabella 2 a fondo pagina).

Troppo semplice prendersela con Poletti o il Governo Renzi, senza evidenziare le palesi “carenze” in termini di competenze, capacità e preparazione delle tecnostruttura; questo perché non si è previsto una “tracciabilità” precisa su “chi e quando doveva attuare le misure”, dal Direttore Generale del Ministero al funzionario regionale o provinciale. Data tale mancanza non è possibile stabilire cosa sia successo, chi in questo complesso meccanismo non è competente e andrebbe senza giri di parole “licenziato” o più precisamente messo in “mobilità” per incapacità di svolgere il proprio lavoro.

Infatti, a eccezione dei monitoraggi nazionali e regionali, non sappiamo perché in alcuni casi si fanno 1000 prese in carico e in altre nemmeno 10, oppure in alcuni casi si inseriscono decine di offerte di lavoro al mese e nella strutture vicine neppure una. Questo è stato semmai il grande errore del Governo Renzi, ma anche del Governo Letta: non aver predisposto un piano di attuazione quasi “maniacale” con step e risultati da raggiungere per ogni livello di attuazione, prevedendo sanzioni di carattere disciplinare ed economico (paragonatela a una multinazionale che investe un miliardo e mezzo in un programma e si attende dei risultati). Invece, il programma è stato presentato in “pompa magna” dal premier Renzi, ma tutti sapevano che lo strumento era destinato al disastro e nessuno pagherà per l’inefficacia della misura.

Alla luce delle considerazioni avanzate, proprio per evitare di vedere nell’applicazione del Jobs Act le stesse problematiche, suggerisco innanzitutto di spendere le risorse quasi esclusivamente per rafforzare lo sportello “Eures”, l’unico sportello lavoro che nei prossimi anni garantirà un flusso costante di opportunità di lavoro. Pensate che lo sportello Eures Milano sforna migliaia e migliaia di opportunità, chiunque sia disoccupato e sta leggendo, in possesso di un inglese fluente ed è proattivo ad andare all’estero, si iscriva e carichi immediatamente il suo curriculum.

D’altronde non è solo la bravura delle persone che ci lavora a essere l’arma vincente della rete Eures, è qualcosa di più importante e inestimabile: questo è un “Hub” di opportunità di lavoro che arrivano da tutta Europa e forse anche dal mondo, ma ebbene ribadire solo per giovani (e anche meno-giovani) che si sentono cittadini del mondo.