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RIFORMA PENSIONI 2015 / News. Messina (Idv) contro la Fornero: giovani senza lavoro anche per colpa sua

Le news sulla riforma delle pensioni 2015 con tutte le ultime novità riguardanti i temi principali del dibattito previdenziale, come Opzione donna e settima salvaguardia degli esodati

Cesare Damiano (Infophoto) Cesare Damiano (Infophoto)

Sembra che Elsa Fornero, dopo la riforma delle pensioni che porta il suo nome, non possa più parlare di previdenza. Ignazio Messina, segretario dell’Italia dei Valori, ha infatti detto che “a volte il silenzio è d’oro”, riferendosi alle dichiarazioni dell’ex ministro del Lavoro riguardo il problema dei giovani che rischiano di andare in pensione con assegni molto bassi. Messina ricorda infatti che proprio a causa della Legge Fornero, che ha innalzato bruscamente l’età pensionabile, i giovani non riescono a entrare nel mercato del lavoro, creando loro quindi la difficoltà principale nell’avere una vita contributiva lunga e regolare.  Sindacati alla carica contro il Governo sul tema delle pensioni. Gigi Bonfanti, Segretario generale della Fnp-Cisl, ritiene infatti che siano necessarie misure per restituire potere d’acquisto ai pensionati, visti anche i dati Istat sul livello degli assegni percepiti. “La decisione di equiparare la no tax area dei pensionati a quella dei lavoratori, cosa sulla quale ci siamo battuti per anni, dimostra come sia necessario che il governo si confronti con le parti sociali per trovare le soluzioni più giuste ed eque per lavoratori e pensionati”, ha aggiunto Bonfanti. 

Per chi spera che la proroga di Opzione donna possa essere modificata durante l’iter parlamentare della Legge di stabilità ci sono buone notizie. Cesare Damiano ha infatti spiegato che l’emendamento correttivo è stato votato all’unanimità dai partiti presenti in commissione Lavoro della Camera. “Su questo punto dirimente - ha dichiarato Damiano - chiediamo di consentire alle lavoratrici che compiono 57 anni di età (se dipendenti) e 58 (se autonome) entro il 31 dicembre di quest’anno, di poter accedere alla pensione avendo almeno 35 anni di contributi”. In effetti, per come è attualmente formulato il testo della norma, sarebbero escluse le italiane che compiono gli anni necessari (57 o 58) dopo il 30 settembre. Una discriminazione abbastanza evidente, visto che sarebbe la data di nascita, a parità di anzianità contributiva, a determinare l’accesso o meno a Opzione donna. Quasi che una persona possa scegliere il giorno della sua nascita.

Se dunque la “correzione” su Opzione donna sembra avere la strada spianata, lo stesso non si può dire per la sua estensione temporale oltre il 2015 o per altri temi previdenziali come l’aumento della no tax area per i pensionati già dal 2016 o l’allargamento della settima salvaguardia degli esodati a tutti i circa 50.000 italiani che ne avrebbero diritto (come certificato in passato da Inps, Parlamento e Governo). Lo scoglio principale da superare sembra essere quello delle risorse, tanto più che non è più certo che il Pil nel 2015 crescerà dello 0,9% come preventivato dal Governo. Dunque le finanze pubbliche (per il rapporto deficit/Pil in particolare) potrebbero andare incontro a difficoltà.

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