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Lavoro

I NUMERI/ La domanda senza risposta sui "buoni lavoro"

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Secondo un'indagine della Cna, nel 2014 sono stati soprattutto i giovani e le donne a utilizzare lo strumento, focalizzato nelle attività del commercio (18%), nei servizi in generale (14%), nel turismo (12%) e nelle manifestazioni sportive (9%).

A questo punto è lecito chiedersi se questi milioni di voucher hanno regolarizzato le piccole prestazioni occasionali, in passato tipicamente in nero, oppure rappresentano una forma di lavoro "grigio" che nasconde, per quanto limitatamente, eventuali contratti subordinati. Questa è una domanda ancora senza una chiara risposta.

Quasi sicuramente lo strumento contrasta poco, se non nulla, il settore "domestico" da attività di assistenza familiare o colf (fermo al 2,6% dei voucher), dove prospera ancora il lavoro sommerso. Tuttavia, il vero problema è nei settori commercio e turismo: aldilà delle indagini televisive, il problema esiste ed è molto reale. È certo che in questi settori il lavoro "grigio" ovvero un mix tra lavoro regolare tramite voucher e compensi in nero sia la norma, piuttosto che l'eccezione. Tale irregolarità è forte soprattutto per l'incapacità di applicare le eventuali sanzioni, che ricordo con il Jobs Act possono arrivare per 60 giorni di lavoro sommerso a oltre 36mila euro di sanzioni (oltre al fatto che l'imprenditore sarà oggetto di attenzione costante dell'Agenzia delle Entrate).

La trasmissione Report, che ha dedicato una puntata al tema, mostra possibili soluzioni guardando il caso francese e inglese (qui non riportate, giusto per incentivare la visione della puntata andata in onda il 22 novembre 2015). Aldilà delle possibili soluzioni (tra queste la più importante è "migliorare" la tracciabilità), per il caso italiano è necessaria una ricerca o indagine dedicata, compito che potrebbe assolvere per il livello di competenze l'Isfol, in modo da poter rispondere a diverse incognite volte a migliorare la legislazione in materia, introducendo incentivi o sanzioni volti a contrastare l'opportunismo di alcuni datori di lavoro.

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