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Lavoro

SPILLO/ "L'ideologia" che minaccia il Jobs Act

La nascita del contratto a tutele crescenti porta con sé la pericolosa tentazione di farlo diventare l'unica forma di lavoro subordinato ammessa. Il commento di MASSIMO FERLINI

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Il contratto a tutele crescenti entrerà in vigore solo a fine mese con la pubblicazione definitiva dei decreti. La proposta della sinistra di reintroduzione dell'articolo 18 per i licenziamenti collettivi dovrebbe scontrarsi con la fermezza dell'esecutivo che non può permettersi né una sconfitta politica, né di introdurre nel provvedimento una palese violazione della parità di diritti che aprirebbe un'autostrada a ricorsi tesi a fare ritardare il provvedimento nel suo complesso.

Nel Paese reale si assiste invece a un dibattito sui contratti da applicare e a una valutazione di cosa diventa conveniente per le imprese. Il combinato disposto fra sgravi contributivi e norme di gestione del contratto a tutele crescenti farà si che assisteremo a un passaggio di massa da forme contrattuali precedentemente utilizzate al nuovo contratto. Ciò non riguarderà solo casi "alla Marchionne" di nuove assunzioni operate con contratti interinali che diventeranno stabili solo dopo la pubblicazione del nuovo decreto. Anche settori che oggi utilizzavano altre tipologie contrattuali (dai servizi alla persona al commercio o nella logistica), per ottenere una base salariale compatibile con il mercato e una flessibilità organizzativa e gestionale funzionale al ciclo produttivo, hanno previsto di operare una migrazione contrattuale verso il contratto a tutele crescenti.

Come noto, il nuovo contratto permette di avere certezza sui costi di un'eventuale rottura del rapporto e quindi di affrontare contrazioni programmate o subite nella produzione con la rimodulazione degli occupati. A fronte di questa certezza, vi sono tre annualità di sgravi contributivi che rendono questa tipologia contrattuale la più conveniente dal punto di vista prettamente economico rispetto ai contratti "di flessibilità" utilizzati precedentemente.

Tale effetto è uno degli obiettivi perseguiti dal Governo. Il contratto a tutele crescenti si pone concretamente l'obiettivo di fare aumentare la qualità contrattuale di molti lavoratori che oggi non godono di tutele. Supera di fatto il dualismo che ha caratterizzato gli ultimi anni del mercato del lavoro italiano e assicura un contratto che estende le tutele in caso di difficoltà economiche a lavoratori che prima erano senza copertura. A fronte di questo obiettivo certamente condivisibile, vi è il rischio che tale strumento venga oggi investito di una nuova versione di ideologia del lavoro, che sostiene che deve diventare il solo contratto di lavoro subordinato ammesso.

Nel breve periodo avremo, soprattutto per il sostegno della convenienza economica, un forte effetto di sostituzione. Assisteremo all'applicazione del nuovo contratto anche a molti lavoratori già occupati. Avremo anche nuova occupazione perché alcune imprese hanno atteso le nuove norme per procedere alle assunzioni. Ma la legislazione del lavoro crea un migliore mercato del lavoro: solo la ripresa economica assicurerà nuova occupazione.