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FCA/ La Fiat 2.0 dove Renzi "sostituisce" Marchionne

Ieri il Premier ha visitato lo stabilimento di Mirafiori, dove è in corso l'attrezzamento delle linee di montaggio della Maserati Levante. Il commento di GIUSEPPE SABELLA

Renzi e Marchionne (Infophoto) Renzi e Marchionne (Infophoto)

"Sono gasatissimo dai progetti di Marchionne", Fiat "fino a 10 anni fa era considerata cotta e decotta, poi però si è comprata una delle principali realtà automobilistiche americane". Queste le parole di Matteo Renzi ieri a Torino - in visita allo stabilimento di Mirafiori di Fca. "Siamo un Paese manifatturiero, secondo alla Germania - ha aggiunto il Premier - ma li riprenderemo".

La giornata torinese di Matteo Renzi è partita dal Centro Stile di Fca: il Premier, assieme al presidente gruppo John Elkann e all'amministratore delegato Sergio Marchionne, ha visto in anteprima i modelli che stanno per arrivare sul mercato, in particolare la Maserati Levante, il primo Suv del marchio del Tridente. Poi Renzi ha visitato lo stabilimento di Mirafiori, dove è in corso l'attrezzamento delle linee di montaggio della Levante. 

"Renzi oggi tocca con mano quello che nel 2012 dubitò. Senza i nostri accordi Marchionne non avrebbe investito". È questa in sintesi la posizione di Ferdinando Uliano, segretario nazionale della Fim-Cisl. "Renzi restituisce a Marchionne il favore per lo spot che il manager ha riservato al Jobs Act, in seguito alle assunzioni a Melfi", dice invece Federico Bellono, segretario torinese della Fiom.

Ecco il "caso Fiat 2.0": l'attore protagonista non è più Marchionne, è Matteo Renzi. Dietro queste dichiarazioni - paradossalmente, ma neanche tanto, hanno ragione tutti - in realtà sta succedendo qualcosa di molto importante: Renzi porta a casa una riforma che piace a Marchionne che gli fa da cassa di risonanza per gli investitori stranieri. Ma non finisce qui. Marchionne sa bene che il governo di Matteo Renzi è intenzionato a portare avanti la proposta di legge sulla rappresentanza, che è ciò che il manager italo-canadese invoca dal luglio 2013, dopo la celebre sentenza della Consulta (23 luglio) che - di fatto - apre un vuoto normativo colmato solo in parte dall'accordo interconfederale del gennaio 2014.