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Lavoro

JOBS ACT/ Il "jolly" in mano alle imprese per far crescere l'occupazione

L’Istat ci ha detto che la disoccupazione è in calo. Il Jobs Act potrebbe contribuire a creare nuovi posti di lavoro, ma le imprese devono fare la loro parte, spiega GIUSEPPE SABELLA

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L’Istat rileva che la disoccupazione è in calo. A dicembre si sono registrati 93mila occupati in più. L’Eurostat aggiunge che nello stesso mese si registra in Italia il calo della disoccupazione più sensibile di tutta l’Ue. Ribasso importante anche per la disoccupazione giovanile, che passa da 43% a 42%. Gli under 25 disoccupati a dicembre 2014 sono 664 mila, in diminuzione del 4,7% su novembre (-33 mila) e del 3,1% su base annua (-21 mila). Dopo un lungo periodo negativo, il mercato pare dare timidi segni di ripresa. Renzi esulta e twitta - ormai le logiche del consenso passano da Twitter... - “Siamo solo all’inizio!”. Ha ragione il premier nel ritenere che siamo solo all’inizio?

La cautela è d’obbligo, sia per la profondità della recessione, sia per le dinamiche inflattive attuali che vedono ridurre ulteriormente i prezzi nell’eurozona. A gennaio, secondo la prima stima “flash” di Eurostat, il tasso annuo dell’inflazione è stato negativo dello 0,6% (-0,2% in dicembre). A scendere sono stati soprattutto i prezzi dell’energia (-8,9%), mentre la media dei prezzi di alimentazione, bevande e tabacchi è scesa dello 0,1%, come anche quella dei beni industriali esclusa l’energia. In rialzo dell’1% solo i prezzi dei servizi.

Un calo continuato dei prezzi innesca un circolo vizioso molto pericoloso: le imprese hanno meno ricavi e, di conseguenza, meno liquidità; quindi riducono la produzione e rinunciano a nuove assunzioni, se non riducono il personale. Ciò aumenta la disoccupazione e limita la circolazione di denaro. Il livello della produzione, se non controllato, rischia di immettere sul mercato merce che resta invenduta, generando un eccesso di offerta. Nel breve periodo l’eccesso di offerta spinge le imprese a ridurre la produzione e, nel lungo periodo, a ridurre anche la capacità produttiva degli impianti. Ma la deflazione è appunto circolo vizioso perché se le imprese tagliano la produzione non assumono o, peggio, licenziano; ma se non tagliano la produzione, alimentano ancora di più la spirale perché si trovano costrette ad abbassare i prezzi dando ulteriormente spinta alla deflazione. Questo indica quanto sia difficile il momento attuale dell’economia italiana ed europea.

Tuttavia, non c’è dubbio che il fresco dato occupazionale possa essere incoraggiante; soprattutto se si considera qualche altro fattore. In primis, a dicembre 2014 l’Abi ha rilevato che sono in crescita i mutui alle famiglie per l’acquisto di abitazioni: nei primi 10 mesi del 2014 sono saliti del 30,5% a 20,2 miliardi di euro, a fronte dei 15,5 miliardi dello stesso periodo dello scorso anno. Ciò significa anche crescita per il settore edilizio, asset strategico per la nostra economia. In secundis, il Jobs Act oggi introduce uno strumento importante che è il contratto a tutele crescenti. Ciò può contribuire a invertire la rotta in modo significativo: si tratta infatti di uno strumento - che aspettiamo dal 1997 - che per la prima volta rende più moderna e utilizzabile la forma ordinaria della regolazione del rapporto di lavoro individuale. Il vecchio contratto a tempo indeterminato era ormai uno strumento difficilmente utilizzabile: solo 16 contratti su 100 erano a tempo indeterminato.