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RIFORMA PENSIONI 2015/ La flessibilità che passa dai contratti degli anziani

La riforma delle pensioni è tornata a essere un tema caldo in questo inizio 2015. Per LUCA SPATARO, più che toccare la legge Fornero occorre cambiare i contratti dei lavoratori anziani

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«La soluzione non è abolire la legge Fornero, ma introdurre contratti flessibili per i lavoratori anziani, completando quanto il Jobs Act prevede per i giovani». Lo afferma Luca Spataro, professore di Economia Politica all'Università degli Studi di Pisa. Dopo la bocciatura del referendum sulle pensioni proposto dalla Lega nord, il ministro del Lavoro, Giuliano Poletti, è intervenuto sul’argomento dicendo: “Noi sappiamo che esiste un problema che riguarda in particolare quelle persone che sono vicine alla pensione e che nella situazione attuale di difficoltà hanno perso o possono perdere il posto e non hanno la copertura di ammortizzatori sociali sufficiente fino a maturare la pensione”. E Poletti ha anche incontrato i sindacati.

Professor Spataro, è d’accordo con il ministro Poletti?

La flessibilità può essere un valore nel momento in cui non va a toccare la stabilità dei conti. La legge Fornero, per quanto rigida, ha comportato dei risparmi strutturali e prolungati nel tempo, grazie ai quali riusciamo ad andare in Europa con i conti a posto. Toccare adesso le pensioni con degli aggravi di spesa e di costi non è assolutamente opportuno.

Per quali motivi?

La flessibilità sociale non si recupera attraverso pensionamenti anticipati, ma con una ristrutturazione dei contratti di lavoro sia per i giovani che per gli anziani. Per i giovani qualcosa è stato fatto grazie al Jobs Act, di cui però mancano ancora i decreti attuativi, mentre per gli anziani non è stato fatto nulla. In Europa il processo di pensionamento è un percorso lavorativo assai più flessibile, in Italia al contrario siamo ancorati a modelli fordisti. Occorre mettere mano a contratti di lavoro più flessibili per i lavoratori anziani.

Quelle di Poletti sono solo promesse?

Ovviamente c’è una pressione nei confronti del governo da parte dei lavoratori che prima beneficiavano dei “regali” del sistema retributivo. Questi ultimi vogliono andare in pensione prima perché in questo modo riescono a capitalizzare quei vantaggi. Esistono delle pressioni o comunque delle istanze da parte di contribuenti con una lunga carriera lavorativa, ma non è certamente aggravando i conti dell’Inps che si riescono a creare dei posti di lavoro per i giovani. Il concetto della “staffetta generazionale” è sbagliato alla radice.

Quale tipo di contratti occorre offrire ai lavoratori anziani?