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Riforma pensioni 2015/ Galloni (Inps): cambiamo contributi e stipendi per evitare "emergenze"

Per NINO GALLONI, membro effettivo del collegio dei sindaci dell’Inps, una vera riforma delle pensioni consiste nell'introdurre un contributo fisso per le imprese

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«La vera sfida per rendere sostenibile il nostro sistema previdenziale è incentivare le imprese ad alzare gli stipendi. I redditi bassi sono sinonimo di disavanzo di cassa oggi e pensioni sotto la soglia di povertà domani». Lo afferma il professor Nino Galloni, membro effettivo del collegio dei sindaci dell’Inps. Dopo la bocciatura da parte della Corte costituzionale del referendum contro la legge Fornero proposto dalla Lega nord, il ministro del Welfare, Giuliano Poletti, aveva dichiarato che occorre trovare una soluzione per i lavoratori anziani che restano senza occupazione o “ci sarà un’emergenza sociale”.

Professor Galloni, da dove nascono gli attuali problemi del nostro sistema previdenziale?

All’inizio degli anni ’90, quando era in corso il negoziato per Maastricht, ci si basò su scenari di grande sviluppo economico per consentire che i parametri del trattato fossero restrittivi. Ciò senza considerare che in una situazione di recessione quei parametri sarebbero stati da suicidio. Nello stesso momento a Roma era in corso il tavolo sulle pensioni, e i medesimi esperti fornivano uno scenario molto pessimistico per giustificare una riforma particolarmente gravosa di tipo contributivo.

Quali erano le posizioni politiche su questo tema?

La riforma fu proposta dal governo Berlusconi, che cadde al seguito delle manifestazioni di protesta. Gli successe il governo Dini che introdusse il sistema contributivo.

La riforma Dini è stata efficace?

Il sistema contributivo è per definizione in equilibrio finanziario ed è commisurato all’intera vita lavorativa. Nella transizione da un sistema all’altro però si è avuta l’esigenza di pre-pensionare determinate categorie. Sono inoltre venuti meno i contributi dei lavori pubblici, perché chiaramente si era bloccato il turnover e la domanda di dirigenti è crollata per la privatizzazione delle partecipazioni statali. Il risultato è stata una discrepanza di cassa piuttosto difficile da sostenere.

Quindi è stata la volta della riforma Fornero…

Consapevole di questi problemi di sostenibilità finanziaria, la Fornero è intervenuta senza curarsi minimamente della sostenibilità sociale e ha accelerato il momento in cui il contributivo doveva andare a regime.

Con quali conseguenze?