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JOBS ACT/ 1. Gli "strafalcioni" su co.co.pro., apprendistato e mansioni

Giuliano Poletti (Infophoto) Giuliano Poletti (Infophoto)

Uno dei decreti contiene anche una previsione che sembra un’assoluta novità, ma che in realtà non lo è affatto. Essa attiene alla possibilità di modificare le mansioni lavorative, il livello di inquadramento e la relativa retribuzione, mediante la stipula di un accordo individuale in sede sindacale. Ebbene, si rileva che accordi di questo tipo sono una realtà che ormai la produzione giurisprudenziale ha avallato e legittimato da diversi anni e che trova massimo sostegno in una paradigmatica pronuncia delle Sezioni Unite (cfr. Cass.,sez. unite, 24 novembre 2006,n. 25033).

Quanto all’applicazione delle tutele crescenti, è confermato che resta limitata ai soli lavoratori assunti a partire dall’entrata in vigore del decreto in esame, dando vita a due diverse discipline per la stessa categoria contrattuale di appartenenza dei lavoratori. Pertanto, per trovare un’adeguata composizione al dualismo che sarà presente all’interno delle aziende, queste ultime saranno obbligate a un più serrato e aspro confronto con le parti sindacali. Inoltre, si pensi alle ipotesi di licenziamento collettivo, laddove nello stesso sito interessato dalla procedura siano presenti lavoratori cui sono applicabili due diverse tutele: coloro ai quali, ad esempio, nel caso di mancata applicazione dei criteri di scelta sarà applicabile il solo regime risarcitorio previsto da Jobs Act, e coloro ai quali, assunti prima dell’entrata in vigore del presente decreto, troverà applicazione la tutela reale. È evidente che ciò produrrà un aumento del contenzioso e un incremento ingiustificato dei costi per le aziende. Sembra più che legittimo porsi forti dubbi di costituzionalità della legge, che è destinata a trovare presto un’armonizzazione a opera della Corte Costituzionale.

Se questo intervento legislativo doveva costituire, nelle mire del Governo, il passo più importante per la liberalizzazione del mercato del lavoro, a oggi gli auspicati effetti positivi sembrano molto distanti.

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COMMENTI
21/02/2015 - SE QUESTO E' IL CRITERIO DI GIUDIZIO ... (LUCA INSABATO)

... viva il Jobs Act! il problema è che hanno utilizzato "conversione" invece di "prosecuzione" o che sono introdotti principi che la giurisprudenza aveva già consolidato? O che il tutele crescenti non si applica a tutti? O che i cocopro verranno aboliti dal 2016? Ma che decreto viene commentato in questo articolo? Quello sulle c.d. tutele crescenti che è stato varato o quello sul riordino delle forme contrattuali che deve ancora seguire l'iter parlamentare? Qual è il provvedimento che non funziona? Il primo? il secondo? Tutti e due? Non si capisce. Si mette tutto insieme: cocopro, tutele crescenti, errori del testo, e soliti dubbi di costituzionalità che non guastano mai. Criticare in questo modo e concludere dicendo che gli effetti positivi saranno distanti è facile. Ma non serve a nulla. Se dobbiamo dire qualcosa lo si dica in modo costruttivo segnalando i punti che paiono deboli e suggerendo alternative credibili. Altrimenti non si costruisce nulla e si aumentano la confusione mischiando tra provvedimenti varati e altri ancora in gestazione (come già fa la maggior parte dei commentatori).