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Riforma Pensioni 2015/ Il “danno” della circolare Madia che nessuno vede

Marianna Madia (Infophoto) Marianna Madia (Infophoto)

No, sono tante le questioni che rimangono aperte. Occorre stabilire se il valore dei benefici debba essere identico per chiunque raggiunge quota 100 o se debba essere diverso sulla base degli anni di contribuzione. Fino a quando non sono chiare queste condizioni non si hanno a disposizione tutti gli elementi per decidere. Ben diverso è un discorso di politica economica complessiva, tale per cui prima si mandano le persone in pensione e maggiore è il numero di posti di lavoro che si creano. L’intenzione però non mi sembra essere questa, per il momento l’obiettivo di breve termine è soltanto quello di risparmiare.

 

Lei ritiene che vada modificato anche il meccanismo di finanziamento delle pensioni?

Questo è un aspetto importante da tenere in considerazione. Il sistema italiano attualmente si basa sul fatto di prendere i contributi di chi sta lavorando oggi e trasferirli alle persone che sono in pensione. Questo modello funziona bene quando crescono sia l’economia, perché i giovani guadagnano di più degli anziani, sia la stessa popolazione, in quanti ci sono più lavoratori che pensionati. Purtroppo però in questa fase la popolazione invecchia e l’economia non cresce, e quindi è un sistema strutturalmente non sostenibile. La circolare Madia da questo punto di vista è emblematica: manda in pensione i 65enni ma non prevede nuove assunzioni. Ma non spiega come si paghino le pensioni dei vecchi se i giovani non lavorano.

 

Quale alternativa può essere sostenibile?

L’alternativa è il sistema tale per cui i risparmi forzati dei lavoratori vanno a finire in un fondo pensione privato o pubblico e sono poi investiti nei mercati finanziari. Anziché andare a pagare direttamente gli assegni di chi è in pensione oggi, i risparmi servono al contribuente stesso nel momento in cui si ritirerà dal lavoro.

 

(Pietro Vernizzi)

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