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Lavoro

Riforma Pensioni 2015/ Il “danno” della circolare Madia che nessuno vede

Mentre si discute di riforma delle pensioni, con l'introduzione di una qualche forma di flessibilità, arriva una circolare del ministro Madia. Il punto con VITO MORAMARCO

Marianna Madia (Infophoto)Marianna Madia (Infophoto)

«Sostituiamo il vecchio sistema a ripartizione con il finanziamento delle pensioni attraverso i fondi di capitalizzazione in uso in tutti i Paesi più avanzati». È la proposta di Vito Moramarco, professore di Politica economica all’Università Cattolica di Milano. Mentre intanto si discute di come introdurre dei criteri di flessibilità nel sistema previdenziale, il ministro per la Semplificazione e la Pa, Marianna Madia, ha firmato una circolare in cui si afferma che tutte le amministrazioni potranno risolvere unilateralmente il rapporto con i dipendenti pubblici che avranno maturato i requisiti per andare in pensione.

Ritiene che la circolare Madia sia una buona idea?

Se si pensionano gli anziani ma non si assumono i giovani, è difficile riuscire ad avere un beneficio complessivo. Nel momento in cui si anticipa l’uscita dal mondo del lavoro, il sistema pensionistico avrà un aggravio non banale. Non è indifferente dal punto di vista della sostenibilità del sistema previdenziale il fatto che il numero di pensionati aumenti dalla sera alla mattina. Da un lato si risolve il problema, ma non vorrei che dall’altro lo si peggiorasse.

Che cosa la preoccupa di più?

La circolare Madia documenta proprio il fatto che l’intero discorso sulle pensioni non va visto semplicemente dal lato dell’equità, che pure è un discorso importante. Va affrontato anche dal punto di vista dei benefici, cioè del valore delle pensioni che si ottengono ritirandosi prima dal lavoro. A questo si aggiunge tutta la questione della sostenibilità di un’ennesima modifica del sistema delle pensioni. Ciò riguarda sia la previdenza, sia la contabilità dello Stato presa nel suo complesso.

Secondo lei, quale può essere la soluzione?

Apprezzo in particolar modo la proposta di Quota 100, a condizione ovviamente che si preveda una determinata soglia d’età per potere andare in pensione. È una soluzione che lascerebbe un margine positivo di flessibilità. Se una persona inizia a lavorare più tardi, perché frequenta l’università o sceglie una carriera particolare, la combinazione di età e contributi può essere un modo per venirle incontro. E poi si va a tutelare chi ha cominciato molto giovane ed è quindi un po’ usurato.

Basta Quota 100 per risolvere tutti i problemi?