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JOBS ACT/ Il “bianchetto” che può rovinare il lavoro in Italia

Dopo i primi due decreti attuativi del Jobs Act, presto dovrebbe arrivarne un terzo che contiene la razionalizzazione dei contratti di lavoro. Il punto di GIANCAMILLO PALMERINI

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All’inizio del dicembre dello scorso anno, il Parlamento ha approvato la Legge Delega (la 183 del 2014) di riforma del mercato del lavoro. Il Consiglio dei ministri ha, quindi, la Vigilia di Natale approvato gli schemi dei primi due decreti attuativi del cosiddetto Jobs Act, ossia quello relativo al “contratto a tutele crescenti” e quello che ridefinisce le misure di sostegno al reddito in caso di disoccupazione, che sono attualmente al vaglio del Parlamento per l’ottenimento dei pareri previsti.

Ciò rappresenta, tuttavia, solo il primo passaggio, seppur importante, per la concreta implementazione del più ampio disegno di riforma delineato dalla legge 183. Ad esempio, il contratto a tutele crescenti dovrà essere inserito in un più complessivo e ambizioso processo di riordino della disciplina dei diversi rapporti di lavoro e delle relative tipologie anche attraverso la razionalizzazione e la semplificazione dell’attività ispettiva.

La legge stessa, infatti, prevede una specifica delega che è appunto chiamata, nella prospettiva di una razionalizzazione, a definire un testo organico semplificato di tutte le discipline delle tipologie contrattuali e dei rapporti di lavoro oggi attivabili. Un’opera che presuppone, come ci dice lo stesso Jobs Act, un’azione finalizzata all’individuazione e all’analisi di tutte le forme contrattuali esistenti ai fini di poterne valutare l’effettiva coerenza con il nostro tessuto occupazionale, e con il contesto produttivo nazionale e internazionale, anche nella prospettiva di realizzare i già citati interventi di semplificazione, modifica o superamento dell’attuale quadro normativo.

In questo contesto si può, e si deve, leggere, la scelta di promuovere, in coerenza con le indicazioni europee, il contratto a tempo indeterminato nella sua “nuova” versione a tutele crescenti. È da auspicarsi, tuttavia, che nell’elaborazione di tale testo unico il Governo, e la maggioranza parlamentare che lo sostiene, non metta in scena lo stesso spettacolo, non molto edificante, che è stato proposto sulla riscrittura dell’articolo 18.