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Lavoro

JOBS ACT/ Bonardo (Gi Group): dalla Lombardia la strada per aiutare chi è senza lavoro

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Io mi auguro che l'Agenzia non cominci facendo tabula rasa, ma prendendo le buone pratiche che il sistema federale ha comunque consentito che nascessero. Queste buone pratiche possono diventare il punto da cui partire, attuandole anche da altre parti, per far nascere il sistema delle politiche attive. L'ideale sarebbe se l'Agenzia fosse in grado di prendere il sistema lombardo ed estenderlo a tutta l'Italia. Se si riuscisse a fare questo passaggio, già in tempi molto rapidi potremmo costituire una prima infrastruttura di riferimento per il sistema di politiche attive in tutta Italia, ovviamente migliorabile nel tempo. Non bisogna dimenticare che l'unica regione in cui Garanzia Giovani ha dato qualche risultato operativo è la Lombardia, che è riuscita a prendere lo schema nazionale e a ribaltarlo nel sistema Dote unica lavoro già operativo.

 

Una volta che il sistema sarà operativo, pubblico e privato dovranno collaborare per fornire i servizi necessari ai cittadini. Sarà possibile?

Anche in questo campo bisogna citare il caso lombardo, perché è stata proposta una collaborazione competitiva, nel senso che il cittadino è stato messo nelle condizioni di avvalersi dell'operatore pubblico o di quello privato a sua scelta, col fatto che gli viene assegnato un voucher. Ritengo che sia importante che la definizione del voucher, come pure la profilazione dei candidati, venga organizzata da un sistema pubblico, che può essere poi interpellato grazie a un'infrastruttura informatica, così da stabilire il livello di servizio di cui la persona ha bisogno. 

 

In questo senso, di quali fattori bisognerebbe tenere conto?

Principalmente ne vanno incrociati quattro: età, sesso, titolo di studio e distanza temporale dal mercato del lavoro. Io ritengo che sarebbe meglio se il pubblico - anche per la tradizione italiana per cui normalmente è inefficace, incapace di gestire un'operatività - si mantenesse più su un livello di governance, di indirizzo e di impostazione del sistema, e che poi vengano date le prerogative sul campo per operare a chi sa dimostrare di poter centrare meglio gli obiettivi che il pubblico pone. Meglio questo sistema piuttosto che stabilire una filiera obbligatoria che vede magari prima l'uso del pubblico e poi del privato, con il rischio che diventi magari un ostacolo a centrare l'obiettivo, che è aiutare le persone che hanno bisogno a ritrovare un lavoro.

 

Voi privati siete pronti ad accettare la sfida, anche con il pagamento del voucher solo a risultato ottenuto?

Abbiamo segnalato a chi sta lavorando in sede parlamentare alla redazione dei pareri che devono essere dati ai decreti attuativi prima che vengano emanati in via definitiva che un voucher totalmente a risultato rischia di essere inadeguato, soprattutto per i lavoratori. 

 

Perché?

Perché se il pagamento del voucher è solo a risultato esperienze sia italiane che estere dimostrano la presenza del rischio che gli operatori si concentrino a supportare i lavoratori che hanno più probabilità di ricollocarsi, trascurando gli altri che magari hanno più bisogno di aiuto. Si tratta dell'effetto creaming. 

 

Come evitare allora questo rischio?