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JOBS ACT/ Bonardo (Gi Group): dalla Lombardia la strada per aiutare chi è senza lavoro

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A nostro avviso, anche in virtù dell'esperienza fatta con Dote unica lavoro, è necessario che ci sia un pagamento prevalentemente a risultato, dove quindi il risultato garantisca la parte maggiore di riscossione del voucher, ma dove venga comunque compresa una parte fissa remunerata a processo, in modo che venga garantito un minimo livello di assistenza e di supporto a tutti i lavoratori, compresa la formazione, che a volte si rende necessaria per una riqualificazione delle competenze. È importante quindi distinguere le fasce di bisogno, come avviene in Lombardia, dove sono tre. 

 

Perché dice che è importante questa "selezione"?

Per ogni fascia di bisogno occorre distinguere i panel di servizi che è necessario riconoscere anche a processo, proprio per non lasciare indietro nessuno. Per esempio, in Lombardia vengono definiti voucher differenziati per entità, dove anche la fascia fissa si differenzia per valore perché, come dicevo prima, il lavoratore viene classificato secondo tre differenti fasce di bisogno. È poi importante nel tempo andare sempre a vedere e capire quali sono queste fasce di bisogno e i servizi che necessitano, così com'è importante monitorare gli output da un punto di vista di risultati ottenuti e renderli pubblici, cosicché il cittadino abbia anche le informazioni su chi è l'operatore che rispetto alle sue esigenze è più in grado di dargli un aiuto. 

 

In che modo questi dati potranno essere utili agli italiani?

Se nel tempo ci saranno operatori specializzati su profili, settori, aree, livelli di bisogno, ecc., attraverso i dati pubblici i cittadini avranno in mano molte informazioni per scegliere l'operatore che fa per loro.

 

Recentemente lei ha evidenziato come sia importante scegliere la persona che dovrà guidare l'Agenzia nazionale per l'occupazione. Perché ha posto tanta enfasi su questo punto?

Sulle scelte riguardanti l'Agenzia, e quindi anche di chi la guiderà, ci giochiamo di fatto il successo della riforma del mercato del lavoro. Dobbiamo tenere conto che se prima la protezione del lavoratore era l'articolo 18, oggi tutto è in mano alle politiche attive. L'Agenzia avrà quindi un ruolo cruciale, non può fallire. Di conseguenza il manager che la guiderà sarà determinante. Io ho suggerito un metodo, perché è importante che su questa scelta non si usino logiche politiche nel senso deleterio del termine, ma venga utilizzato un criterio di competenza. Provocatoriamente ho proposto di fare un bando pubblico in cui chiunque possa candidarsi, attraverso l'esposizione di un progetto di come verrebbe organizzata l'Agenzia e di quali sono le proprie esperienze maturate. 

 

Perché ha pensato proprio a questo?

In modo che, come succede in un'azienda, ci possa essere un vaglio, una selezione di rango anche internazionale. Questo stesso bando potrebbe essere internazionale, così da poterci avvalere di competenze di chi ha fatto questo tipo di attività in Inghilterra, piuttosto che in Olanda o in Germania, e quindi portare in Italia un know-how che nel nostro Paese è minimale, in modo che ci sia una persona che sia realmente dotata di competenze professionali, in grado di portare valore aggiunto per il sistema. Ripeto, non possiamo fallire.

 

(Lorenzo Torrisi)

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