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JOBS ACT/ Il contratto che può aiutare i giovani (fin dalla scuola)

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Partendo da questa riflessione, sulla necessità di mettere mano a un effetto indesiderato degli sgravi fiscali, il governo sta in realtà cercando una via per rilanciare l'apprendistato come veicolo principale del rapporto scuola-lavoro. Per l'apprendistato di primo (garantisce la copertura dell'obbligo scolastico e di un titolo di formazione professionale) e quello di terzo livello (garantisce livelli di diploma professionale o di primo livello universitario) si punta a una drastica semplificazione dei percorsi scolastici attraverso un "protocollo formativo" fra scuola e impresa, con il 50% di formazione "on the job". Una proposta di tale portata, se diventa base minima nazionale e non viene distorta da interventi regionali, può diventare realmente la base per il decollo di un sistema duale scuola–lavoro come già realizzato in quei territori dove la formazione professionale è stata sviluppata sulla base del rapporto fra formazione e sistema delle imprese.

In queste regioni i centri di formazione professionale sono già ora vere e proprie agenzie per il lavoro e si preoccupano degli sbocchi occupazionali dei giovani dalla progettazione dei corsi proposti e sviluppando formazione on the job durante il percorso scolastico.

Un accordo sindacale che incida anche sul costo del lavoro, modulandolo sulla base del peso della parte formativa e a crescere con la capacità professionale dell'apprendista può essere il modo con cui realizzare nel Paese un cambiamento profondo dei percorsi scuola-lavoro e restituire all'apprendistato un valore reale come contratto per l'inserimento al lavoro dei giovani.

Determinante sarà abbattere l'ultima barriera ideologica che vuole questo contratto solo come un rapporto tra impresa e giovane. L'apprendistato duale regge se invece trova nella scuola, nell'istituto di formazione professionale, nell'università, il centro propulsore che assicura nel triennio contrattuale il ruolo di tutor e di organizzatore di percorsi personalizzati di formazione e lavoro.

Un Paese fatto di molte piccole imprese non può lasciare solo al contratto la soluzione dei problemi, deve avere il coraggio di sostenere chi con piena responsabilità ha dimostrato in questi anni di avere accettato la sfida che il lavoro giovanile pone a un modello economico che non trova altrimenti risposte.

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