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JOBS ACT/ Gli "aiutanti" del lavoro che nessuno vede

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In estrema sintesi, nel corso della costruzione dello Stato unitario abbiamo avuto una crescente statalizzazione dei servizi alla persona (e territorialmente anche quelli per le imprese) relegando le forme sussidiarie a essere solo interventi decisi e coordinati dall'alto per rispondere a bisogni particolari o semplicemente per contenere i costi dei servizi. Se si vuole però che la società italiana ritrovi dentro di sé le capacità di reazione alla crisi bisogna favorire una ripresa dei ruoli autonomi del ricco associazionismo e dei tanti corpi intermedi che, un po' assopiti, sono però ancora presenti e possono essere la risorsa in più della nostra tradizione.

La società civile italiana ha ancora al proprio interno esempi importanti di sussidiarietà ed è solo favorendo l'emergere di queste reti positive che si può rilanciare quel settore di economia civile che è la terza forza economica, oltre ai sistemi pubblici e privati, necessaria per una nuova fase di sviluppo economico. Come le riforme dei diversi settori economici affrontano questo tema diventa allora determinante.

Rimanendo al settore formazione e lavoro abbiamo già nella realtà molti esempi positivi da cui partire. La formazione-lavoro lombarda si è rifondata sostenendo la centralità della scelta delle famiglie e riconoscendo agli operatori il sostegno economico in funzione degli iscritti che avevano e dei corsi finalizzati a creare sbocchi occupazionali. In pochi anni gli iscritti sono decuplicati, gli operatori capaci si sono rafforzati e gli speculatori della formazione sono emarginati, il rapporto con le imprese è "quasi" da sistema duale tedesco e circa il 50% si colloca alla fine del percorso formativo. Può essere un punto di partenza utile per tutto il Paese?

Altro esempio sempre collegato al Jobs Act è il sistema dei servizi al lavoro e l'Agenzia nazionale per l'occupazione. Per quanto attiene i servizi, la presa in carico che dovrà essere assicurata a tutti coloro che si troveranno in difficoltà verrà da agenzie pubbliche e private. Anche il settore dell'impresa sociale non profit è già presente e può quindi trovare a livello nazionale una nuova fase di crescita e, se le associazioni sindacali accetteranno la sfida, essere un'importante innovazione utile ad ampliare l'offerta di sostegno ai lavoratori in difficoltà.

L'Agenzia nazionale può allora essere un primo esempio dove proporre una governance che veda coinvolti in un modello di "cogestione" tutti i rappresentanti degli stakeholders. Non un tavolo di rivendicazioni o trattative, ma una sede di condivisione delle scelte con chi ha accettato la responsabilità di essere operatore nei servizi. Se vogliamo che tutti portino un contributo al bene comune c'è bisogno di sostenere gli interventi riformatori con uno scambio esplicito: più libertà di fare, ma più responsabilità nel fare. Questo sosterrà l'autoriforma degli attori sociali e nuove forme di governance partecipativa.

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