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Lavoro

JOBS ACT/ Gli "aiutanti" del lavoro che nessuno vede

Il Governo deve cercare di non sprecare un'occasione importante per aiutare il sistema della formazione e del lavoro in Italia. MASSIMO FERLINI ci spiega di che cosa si tratta

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L'azione del presidente del consiglio verso i corpi intermedi pone serie perplessità. Nell'anno di governo passato le scelte operate per rompere un sistema di concertazione che stava diventando un sistema corporativo e di freno per ogni azione riformatrice hanno fatto intuire che vi era voglia di innovazione anche nei rapporti con le associazioni di rappresentanza. Successivamente è stato posto il tema di una riforma delle Camere di commercio che di fatto ne decretava la chiusura, almeno nelle prime intenzioni e dichiarazioni.

Anche nei confronti delle associazioni che organizzano il Terzo settore l'impostazione è stata di operare senza favorire forme di aggregazione, ma con uno schema illuministico-statalista. Fatte salve le particolarità delle regole bancarie, anche il provvedimento rivolto verso le banche popolari contiene lo stesso nocciolo di valutazione negativa rispetto a forme di rappresentanza di interessi territoriali della società civile.

La questione delle forme di rappresentanza, di organizzazione dei corpi intermedi e delle possibilità che possono giocare un ruolo nella fase di ripresa dello sviluppo mi pare troppo importante per essere affrontata solo con effetti demolitori e di rottamazione. Certamente la situazione attuale non si presenta come un equilibrio da salvare così com'è.

Le Camere di Commercio sono un'istituzione importante per il tessuto economico territoriale e possono essere un perno istituzionale per rilanciare la responsabilità delle associazioni imprenditoriali. Ma gli esempi di Camere che hanno solo un ruolo di compensazione fra poteri locali, dedite a piccoli interessi corporativi e senza nessuna capacità di sostenibilità economica, sono troppo diffusi e noti per non porre un urgente problema di riforma.

Discorso simile si può fare per il sistema delle banche popolari e cooperative. L'incapacità di proporre una iniziativa di autoriforma del sistema espellendo i furbi e favorendo chi ha mantenuto una reale capacità di sviluppo facendo crescere l'economia del proprio territorio, ha portato a una situazione indifendibile. Importante è che per intervenire con urgenza non si butti il bambino con l'acqua sporca e non si comprenda l'importanza di sostenere il sistema bancario cooperativo.

Le forme di rappresentanza degli interessi sia delle imprese che dei lavoratori sono anch'esse arrivate al confronto con la nuova fase di riforme senza un'autonoma capacità di rinnovamento. I riti della concertazione, i tavoloni utili a far vedere che tutti avevano un certo potere di intervento hanno mascherato a lungo il calo di rappresentatività delle associazioni e la loro incapacità di uscire da una logica puramente rivendicativa per tornare a un ruolo di proposta e assunzione di responsabilità. 

Vero tutto ciò, ma un'azione di governo e della politica nel suo complesso che non tenessero conto dell'importanza dei corpi intermedi per la società italiana sarebbe contraddittorio rispetto all'obiettivo più volte dichiarato di rimettere in moto tutti, favorire la partecipazione e mobilitare capacità e professionalità diffuse nella nostra società.