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Lavoro

Riforma Pensioni 2015/ Tra flessibilità e part-time, anche la "cura" può aiutare lavoro e pensionati

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Il lavoro oggi nei Paesi avanzati deve essere redistribuito. Il posti di lavoro sono scarsi perché grazie alla tecnologia tante mansioni sono svolte dalle macchine. Finché nei prossimi decenni non ci inventeremo altri lavori, dobbiamo capire che l’occupazione nella Pubblica amministrazione e nelle grandi imprese può essere riorganizzata incentivando fortemente il part-time per chi ha più di 50 anni. Non è possibile oggi tenere fuori dal mondo del lavoro milioni di giovani, e poi vedere persone completamente demotivate che lavorano fino a 67 anni.

 

In che senso parlava di ripensare il lavoro in rapporto alla cura?

Questo è un tema di cui si parla molto in Canada e negli Usa. Per cura si intendono dimensioni come il volontariato, il tempo dedicato alla famiglia e ad altre attività utili alla società. Durante la crisi la settimana lavorativa in America e in Europa è aumentata, anche perché spesso le imprese barattano il fatto di non delocalizzare con un aumento dell’orario dei loro dipendenti. Invece dobbiamo andare verso un paradigma in cui lavorino tutti ma un po’ meno, e in cui ogni essere umano adulto possa e debba offrire delle ore di cura alla sua comunità e alla sua famiglia.

 

In concreto come si farebbe?

La filosofa canadese Jennifer Nedelsky propone che nel pacchetto settimanale che una persona adulta offre alla società ci siano circa 30 ore di lavoro remunerato e 12 ore di lavoro di cura gratuito. Se noi continuiamo a riformare il lavoro sganciandolo dalla cura, attuiamo delle riforme molto parziali e miopi.

 

Come si calcolerebbero le 12 ore di cura?

Di questo si può discutere. A essere in gioco però è il meccanismo di stima e di biasimo sociale. A una persona che lavora per 80 ore alla settimana, ma che dedica zero ore alla cura della sua vita privata e della sua comunità, bisognerebbe rispondere che non la si stima perché non è una persona civilmente matura.

 

(Pietro Vernizzi)

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