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Riforma pensioni 2015 / Flessibilità, i calcoli che aiutano Poletti e Damiano

Per NICOLA SALERNO, in una riforma delle pensioni con la flessibilità. premi e penalizzazioni non devono dipendere da un accordo concertato, bensì da un calcolo attuariale

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Il disegno di legge sulla flessibilità pensionistica continua a essere esaminato dalla commissione Lavoro della Camera. A partire dalla proposta di Cesare Damiano, l’obiettivo è consentire il ritiro anticipato dal lavoro a partire dai 62 anni, dopo averne maturati 35 di contributi. Ad annunciare le modifiche alla legge Fornero è stato Giuliano Poletti, ministro del Welfare. Ne abbiamo parlato con Nicola Salerno, direttore del Centro Studi Reforming, per la quale ha curato due proposte che vanno nella stessa direzione del ddl Damiano pur basandole su un calcolo attuariale molto più preciso.

La flessibilità pensionistica può dare le risposte necessarie al nostro sistema previdenziale?

È da tempo che si parla di pensionamento flessibile e io mi sono sempre schierato a favore. È un metodo per responsabilizzare le persone rispetto al momento di pensionamento senza obbligarle a prolungare la permanenza, e quindi senza mantenerle forzatamente al lavoro impedendo a un giovane di prendere il loro posto. Il punto cruciale di questa nuova regola è stabilire di quanto si riduce l’assegno se ci si ritira dal lavoro prima dell’età ordinaria, e di quanto aumenta se si decide di prolungare l’attività lavorativa. Sullo schema generale siamo tutti d’accordo, il punto cruciale su cui mi aspetto una difficoltà a raggiungere un’intesa è su quanto vadano corrette le pensioni se ci si ritira un po’ prima o un po’ dopo.

Che cosa ne pensa nello specifico del ddl Damiano?

Una proposta simile è stata lanciata da Reforming, il centro studi che dirigo. Le percentuali fanno la differenza e devono essere calcolate nel modo il più possibile trasparente, ma il meccanismo complessivo mi trova favorevole. Occorre ritornare al pensionamento flessibile, previsto già dalla riforma Dini del ’95, responsabilizzando però le persone all’interno di questo intervallo anagrafico. Va chiesto loro di accettare delle riduzioni se si ritirano prima, premiandole invece se vanno in pensione dopo. Su questo vorrei fare un nota bene…

Prego.

Le percentuali non devono dipendere da un accordo concertato, ma da un calcolo attuariale, diversamente gli effetti di una riforma di questo tipo potrebbero non essere così benefici. Il senso di una riforma all’insegna della flessibilità pensionistica sta proprio nel fatto di responsabilizzare i lavoratori. Il pensionamento flessibile è un sistema che mi convince, vorrei vederci più chiaro sul modo in cui sono state calcolate queste percentuali.

In che cosa consistono le sue proposte?