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Lavoro

JOBS ACT/ Le tre "gambe" che aiutano il lavoro in Italia

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A supporto di queste prime decisioni dovremo avere i due passi successivi previsti dal Jobs Act. Il processo di semplificazione della normativa è indispensabile perché servono norme semplici, comprensibili e certe per archiviare un periodo in cui la legislazione del lavoro ha continuato a sommare interventi senza cancellarne, creando così una giungla interpretativa che ha contribuito a fare del mercato del lavoro italiano un mercato bloccato.

La terza gamba fondamentale sarà la struttura dei servizi al lavoro. Ci auguriamo da tempo che l'Agenzia nazionale per l'occupazione non diventi un nuovo carrozzone pensato e organizzato solo per sistemare i Centri per l'impiego. Occorre fare norme che permettano il più presto possibile che decolli una rete di servizi, pubblici e privati, che si prendano in carico chi si trova nella necessità di trovare una nuova occupazione.

Il sistema deve essere teso al risultato, l'introduzione già operata di un nuovo sostegno al reddito condizionato all'accettazione di percorsi di politiche attive per la ricollocazione deve trovare nelle agenzie pubbliche e private una rete di servizi che abbiano nella presa in carico delle persone e nella loro ricollocazione la valutazione per diventare una nuova best practice come l'esperienza lombarda indica già da tempo.

In conclusione, questi primi passi della riforma sono certamente positivi. Il mercato del lavoro italiano è caratterizzato da un dualismo profondo fra chi gode di tutele e chi non ne ha nessuna. Per rimettere in moto le persone, perché gli imprenditori tornino ad avere piena fiducia nei rapporti di lavoro, perché chi offre i propri talenti alle imprese si senta tutelato in una vita fatta sempre più di molte esperienze lavorative, occorreva rompere il dualismo che si era formato in questi anni.

L'Italia è ricca di talenti lavorativi capaci di affermarsi anche in questa fase di grande turbolenza economica. Le nostre imprese che operano nel mercato internazionale hanno segnato punti positivi anche in questi anni di crisi. La gran parte delle nostre imprese opera però per il mercato interno ed è per permettere anche a questi settori economici di tornare a crescere che occorre un mercato del lavoro che sostenga la mobilità, superi il dualismo delle tutele, dia un sostegno a chi si vuole impegnare in nuovi servizi e nuove attività.

Le parti conservatrici hanno fatto leva sulla paura del cambiamento per difendere le certezze preesistenti. Ma non c'è più il lavoro a vita, servono tutele che sostengano tutti nel cambiamento e nelle trasformazioni in corso. L'alternativa alla riforma del mercato del lavoro non è avere più diritti ma pochi tutelati e, soprattutto, poco lavoro per tutti.

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