BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |

Lavoro

RIFORMA PA/ La "cura francese" per esuberi e fannulloni

Il primo banco di prova per la riforma della Pa sarà l'ottimizzazione dei dipendenti delle ex provincie. MASSIMO FERLINI ci spiega come lo si potrebbe superare in modo convincente

InfophotoInfophoto

L'approvazione del Jobs Act ha riproposto il tema dell'estensione delle regole del lavoro privato anche ai dipendenti pubblici. Il ministro Madia ha spiegato che, pur volendo introdurre regole privatistiche nel rapporto di lavoro della Pa., bisogna tenere conto delle differenze esistenti. Giustamente ha sottolineato che i motivi di ristrutturazione di un'impresa privata, dove le risorse economiche sono messe da un imprenditore, rispondono a una base di diritti-doveri diversi da quelli dell'amministrazione pubblica.

Come per molte riforme avviate da questo governo, abbiamo assistito alla presentazione di pochi precisi principi, ma poi l'elaborazione dei testi legislativi ha rischiato di oscurare lo spirito riformatore dei provvedimenti ed è prevalso il peso di passati corporativismi e opportunismi. Nel caso della Pa, i principi da cui si è partiti erano quelli di rimettere al centro il cittadino, non più come suddito, ma come cliente di servizi che devono dimostrare la propria utilità con efficacia ed efficienza.

Per dirla con il vecchio Turati, "i tram non girano per dare lavoro ai tranvieri". Essersi dimenticati per troppo tempo di questo principio basilare ha fatto crescere un settore pubblico che è spesso elefantiaco in servizi di scarsa rilevanza e rachitico dove servirebbe forza ed efficacia.

Il primo provvedimento per ottenere una reale mobilità nella Pa è certo quello di rompere le barriere fra le singole amministrazioni. Oggi una pur scarsa mobilità è possibile all'interno delle singole realtà amministrative, fra comune e comune, ma è difficilissimo passare fra diverse amministrazioni, tipo da comune a regione o a stato centrale, e impossibile farlo fra amministrazioni o società pubbliche anche al 100%.

Tutti gli interventi legislativi che si sono succeduti in questi anni hanno previsto meccanismi di mobilità, ma non sono riusciti a scardinare l'autoreferenzialità delle amministrazioni e non hanno inciso sull'immobilismo caratteristico della Pa. D'altro canto l'ideologia della precarietà, che è lo sviluppo della sostituzione del concetto di posto a quello di lavorare, è proprio frutto di un allargamento di contratti a termine degenerato nel settore pubblico allargato.

I contratti a termine nei servizi o nell'industria privata sono serviti ad assicurare flessibilità al sistema produttivo ingessato da norme sul lavoro che creavano un crescente dualismo fra tutelati e non tutelati. Nella Pa i vincoli di spesa e il blocco delle assunzioni hanno determinato un numero crescente di assunti con co.co.pro., talvolta reiterati per lunghi periodi e con mansioni di coordinamento essenziali per alcuni uffici pubblici. I continui rinnovi autonormativi in attesa di concorsi per la stabilizzazione hanno creato un gran numero di figure con compiti essenziali, ma che vedevano continuamente frustrate le attese di una certezza contrattuale.

La predisposizione di tabelle di equiparazione fra tutte le figure del pubblico impiego, indipendentemente dall'amministrazione da cui dipendono, è quindi il passaggio essenziale per poter avviare un processo di mobilità effettivo. Il primo banco di prova sarà l'ottimizzazione dei dipendenti delle ex provincie. Le aree vaste e le aree metropolitane erediteranno solo una parte delle competenze delle vecchie provincie e avranno quindi esuberi di personale significativi. Si valutano in 20.000 le persone che dovranno essere ricollocate.


COMMENTI
21/03/2015 - La riqualifica francese (Moeller Martin)

In Francia ma anche in Germania questi corsi di riqualifica sono sempre esistiti e non sono uno strumento specifico per le sole PA ma anche per privati. Il problema è che in moltissimi casi non funzionano e quindi saremmo degli stupidi se oggi ripetessimo gli stessi errori. Prendiamo un tranquillo funzionario 45 enne di una ex provincia, uno che da 25 anni lavora da perfetto 'burocrate'. Dopo 6 o 12 mesi di corso di informatica, si pretende da questa persona di affermarsi contro gente con 25 anni di esperienza o giovani che oltre ad una istruzione 10 volte migliore hanno la 'fame' e la grinta che il nostro funzionario ha perso da tempo. Innutile illudersi, non ha nessuna chance. E a quale privato serve oggi un burocrate 45enne?