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Riforma pensioni 2015: flessibilità e Opzione donna, tutto bloccato fino alla Legge di stabilità

WALTER RIZZETTO ci spiega le proposte di riforma delle pensioni al vaglio della commissione Lavoro della Camera, sottolineando che nulla verrà approvato prima della Legge di stabilità

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Otto disegni di legge al vaglio della commissione Lavoro della Camera dei Deputati per risolvere le questioni rimaste aperte per quanto riguarda il nodo pensioni. L’idea in primo luogo è quella di reintrodurre la flessibilità, dopo che la riforma Fornero nel 2011 aveva fissato dei paletti piuttosto severi e rigorosi. Inoltre, sarebbero emersi alcuni aspetti penalizzanti per le donne che la commissione si propone di superare. Ne abbiamo parlato con Walter Rizzetto, deputato del gruppo Alternativa libera formato da fuoriusciti dall’M5S e membro della commissione Lavoro.

Partiamo dal ddl Damiano. Lei che cosa ne pensa?

Il ddl Damiano non è l’unica proposta, su questo tema sono stati presentati altri sette o otto disegni di legge. La proposta di Damiano va nel senso di una flessibilità abbastanza ampia. Personalmente sono convinto che non ci debbano essere particolari penalizzazioni per quanti vanno in pensione. Studieremo la tabella che il presidente Cesare Damiano ci ha inoltrato come proposta di legge principe.

Su quali altre proposte lavorerete?

Alternativa libera, il gruppo che rappresento, preparerà a sua volta un ddl. In questi giorni in commissione si è aperto il dibattito e cercheremo di valutare tutte le proposte. Ci sono molte categorie che non sono prese in considerazione, tra cui gli autonomi, gli edili e gli insegnanti, ma che devono essere assolutamente coperte. È indubbio che non riusciremo a portare a termine questo tipo di percorso in modo autonomo, perché il governo vorrà mettere il suo cappello sulla riforma delle pensioni attraverso la Legge di stabilità di fine anno.

Uno dei problemi emersi è che le donne sarebbero penalizzate rispetto alle pensioni. Può spiegare meglio in che senso?

Storicamente le donne sono quelle che hanno avuto maggiori problemi rispetto alle pensioni, perché l’uomo andava a lavorare e la donna doveva occuparsi anche di altro. In seguito alla manovra Fornero, le donne per esempio non vanno più a cumulare come contributi pensionistici i permessi per quanto riguarda le visite e l’accudimento di familiari o parenti disabili. Si trovano così con un buco contributivo di mesi, se non di anni, e quindi devono continuare a lavorare per coprirlo. Chi deve andare in pensione va posto allo stesso livello, a prescindere dal fatto che si tratti di uomini o donne. Il problema della disuguaglianza è stato sollevato proprio perché non è stato ancora risolto.

La soluzione è l’estensione dell’Opzione Donna fino al 2018?