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Riforma Pensioni 2015/ Il "taglio" che aiuta i giovani senza penalizzare i pensionati

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In primo luogo l’housing, cioè i costi sempre maggiori per acquisire e mantenere una casa. In secondo luogo, il peso delle pensioni nel loro complesso che si traducono in contributi maggiori per i giovani lavoratori. In terzo luogo, il debito pubblico che continua a gravare in modo molto pesante sulle nuove generazioni.

 

In che modo andrebbero aiutati i giovani senza lavoro?

La nostra idea è portare i giovani ad acquisire i loro traguardi nel numero di anni minore possibile. La priorità è quindi il lavoro e non invece la pensione. In questo senso la Garanzia giovani sembrava una buona idea, anche se poi in Italia stenta a decollare. Dobbiamo creare le condizioni perché i giovani trovino un lavoro, e probabilmente il punto di partenza corretto non è la riforma del mondo del lavoro o Jobs Act, bensì il rilancio dell’economia. Finché l’economia rimane asfittica, ciò impedisce infatti la creazione di nuova occupazione. Il problema a livello di diritto del lavoro poi è come fare sì che questi posti vadano ai giovani.

 

In che senso la risposta non sono Jobs Act e Garanzia giovani, ma c’è bisogno di altro?

Dai numeri di Garanzia giovani in Campania emerge che si fa tantissima profilazione dei curricula, ma i posti di lavoro creati si contano sulle dita di una mano. I risultati sono un po’ migliori in Lombardia, ma perché c’è un clima differente. Jobs Act e Garanzia giovani sono strumenti che permettono di raggiungere i nuovi posti di lavoro, ma questi posti vanno prima creati. Altrimenti è come scavare il letto di un fiume, ma poi lasciarlo in secca perché manca l’acqua. Fa bene il governo a mettere a punto misure di politiche attive del lavoro. Il lavoro però ci deve essere, e solo a quel punto è possibile facilitare l’incontro tra domanda e offerta.

 

(Pietro Vernizzi)

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