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Lavoro

RIFORMA PENSIONI 2015/ Boeri (Inps): reddito minimo e flessibilità per evitare nuovi esodati. Come cambierà l'Istituto di Previdenza

Riforma pensioni 2015. Dopo il ministro Poletti, anche il Presidente dell’Inps, Tito Boeri, parla di ritoccare la legge Fornero introducendo qualche flessibilità nel sistema previdenziale

Tito Boeri (Infophoto)Tito Boeri (Infophoto)

Tito Boeri, neo Presidente dell’Inps, è pronto a cambiare volto all’Istituto nazionale di previdenza sociale. Nell’intervista al Corriere della Sera ha spiegato che la sua priorità è quella di agire sul lato della trasparenza, visto che l’Inps non gode in questo senso di una buona immagine tra i cittadini. Inoltre, promette che si darà da fare per aumentare la qualità dei servizi offerti. Proprio in quest’ultimo campo presto farà partire l’operazione “busta arancione”, così da far capire agli italiani quale sarà l’assegno che percepiranno una volta che andranno in pensione.

E’ soddisfatto Michele Tronconi, presidente di Assofondipensione, che ha commentato con Labitalia le dichiarazioni del presidente dell'Inps, Tito Boeri, rilasciate nell'intervista al Corriere della Sera. Parole, spiega Tronconi, che mettono in luce due aspetti: "Il primo è che l'avvio della flessibilizzazione in uscita dal lavoro crea elementi di maggiore difficoltà nella gestione dei fondi a capitalizzazione e questo a riprova del fatto che quando si interviene sulla previdenza obbligatoria ci sono riflessi anche su quella complementare. La materia previdenziale va affrontata cioè nel suo insieme, in maniera organica". Il secondo aspetto è invece "quello del superamento tecnologico della busta arancione e della possibilità della simulazione della propria pensione. Nel momento cioè in cui il singolo viene a scoprire che il tasso di sostituzione non è alto, può e deve provvedere con forme integrative. Siamo cioè in un sistema multipilastro. Il governo prenda atto del messaggio che manda Inps", ha concluso Tronconi.

Nella sua intervista a Il Corriere della Sera, Tito Boeri, neo Presidente dell’Inps, promette che farà degli studi, possibilmente entro l’estate e quindi prima della prossima Legge di stabilità, per calcolare quali risparmi effettivi si potrebbero avere dalla trasformazione delle pensioni più elevate dal sistema retributivo a quello contributivo. Inoltre, Boeri offre la disponibilità dell’Istituto che guida anche alla presentazione di proposte per utilizzare i proventi di questa operazione, come ad esempio la loro distribuzione alle pensioni più basse. Vedremo se questi eventuali provvedimenti sulle pensioni d’oro avranno più fortuna dei precedenti.

Il ministro del Lavoro, Giuliano Poletti, torna a parlare di flessibilità nel sistema previdenziale. Nel giorno in cui Tito Boeri, nell’intervista a Il Corriere della Sera, parla della necessità di prevedere una pensione anticipata con una decurtazione sull’assegno, il titolare del welfare, rispondendo alle domande dei giornalisti durante una conferenza stampa all’Inail, fa sapere che in effetti questo è uno dei provvedimenti che potrebbero essere presi. In ogni caso il ministro sembra prendere un impegno preciso: un nuovo intervento sulle pensioni ci sarà con la prossima Legge di stabilità. Vedremo se questa sarà la volta buona.

Dopo il ministro del Lavoro Poletti, anche il Presidente dell’Inps, Tito Boeri, parla di introdurre una qualche flessibilità nel sistema previdenziale. In un’intervista a Il Corriere della Sera spiega infatti che per far fronte al problema degli esodati (attuali e potenziali) occorrerebbe prevedere un reddito minimo finanziato dalla fiscalità generale e la possibilità di andare in pensione in anticipo di qualche anno con una decurtazione dell’assegno. L’ostacolo principale in questo senso, ha detto Boeri, è l’Europa, cui bisognerebbe far capire che la maggior spesa determinata da un ingresso anticipato nel sistema pensionistico da parte di un cittadino sarebbe poi compensato dal trattamento più basso. In qualche modo, quindi, Boeri sembra confermare che il vero problema che sta ostacolando l’introduzione della flessibilità, di cui si parla da parecchio tempo, non è la volontà politica, ma la necessità di far quadrare i conti agli occhi di Bruxelles.

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