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Riforma pensioni 2015, Gnecchi (Pd): esodati, la proposta per la settima salvaguardia

Mentre si attende ancora una riforma delle pensioni nel 2015, MARIALUISA GNECCHI ci parla della proposta che ha presentato con Cesare Damiano per una settima salvaguardia per gli esodati

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La commissione Lavoro della Camera dei deputati sta cercando una soluzione definitiva al problema degli esodati, che a quattro anni dall’approvazione della legge Fornero non è ancora stato risolto. Il presidente della commissione, Cesare Damiano, e l’onorevole del Pd, Marialuisa Gnecchi, stanno studiando un nuovo intervento. La stima è che questa settima salvaguardia verrà a costare 1 miliardo e 200 milioni di euro. Abbiamo chiesto all’onorevole Gnecchi di illustrarci lo stato dell’arte dei lavori.

Come procedono i lavori in commissione per quanto riguarda gli esodati?

Nei mesi scorsi avevo presentato un’interrogazione con cui avevo chiesto all’Inps quante siano le persone che hanno gli stessi requisiti delle sei salvaguardie già approvate e che andrebbero in pensione entro le decorrenze del 6 gennaio 2017, 2018 e 2019. Ora abbiamo presentato la proposta per la settima salvaguardia degli esodati.

Quali sono i criteri guida di questa settima salvaguardia?

Facciamo una settima salvaguardia per andare avanti di un anno, e poi aggiungiamo i lavoratori in mobilità provenienti da aziende fallite. Siccome questi ultimi non hanno un accordo da presentare, le direzioni provinciali del lavoro (Dpl) respingono le domande. Saranno inclusi inoltre i lavoratori da mobilità edile, in quanto non è tollerabile che non siano riconosciuti solo perché provengono da un altro settore.

Quali sono i numeri sugli esodati che vi ha fornito l’Inps?

Si tratta rispettivamente di 21mila persone che andranno in pensione al 6 gennaio 2017, 11.400 al 2018 e 13.800 al 2019.

Quindi con la settima salvaguardia non si esaurisce il problema…

Noi andiamo avanti di un anno, e poi siamo sicuri che occorrerà intervenire per almeno altri due anni.

Quanto costerà questa settima salvaguardia?

Un miliardo e 200 milioni di euro.

Il ministro Poletti, per sostenere che la flessibilità conviene alle imprese, ha chiesto: “Quanto costa in termini di competitività tenere al lavoro persone che hanno già dato tutto?”. Lei che cosa ne pensa?

La flessibilità è assolutamente indispensabile, perché la manovra Fornero presenta due gravi problemi. In primo luogo, non condivido assolutamente l’innalzamento dell’età richiesta alle donne per andare in pensione, anche perché per una donna nata nel ’52 bastano quattro mesi di differenza per andare in pensione quattro anni dopo. La legge Fornero è stata fatta inoltre nel momento più sbagliato dal punto di vista della situazione del mercato del lavoro. Le aziende hanno bisogno di fare uscire i dipendenti, e la gente ha bisogno di potere andare in pensione.

Sacconi ha proposto di incentivare le aziende a integrare i contributi previdenziali del lavoratore in caso di un’uscita anticipata dal lavoro e di rendere molto più conveniente il riscatto della laurea. È d’accordo con lui?