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FIOM VS POLITICA/ Così Renzi e sindacati "aiutano" Landini

Maurizio Landini (Infophoto) Maurizio Landini (Infophoto)

Il disastro sociale della precarietà è la scelta, soprattutto dei sindacati più che del legislatore, di scaricarla in particolare sui giovani, perché al sindacato è premuto fare gli interessi dei pensionati e del lavoro dipendente. Di giovani, tra i loro tesserati, del resto ce ne sono troppo pochi. Il sindacato italiano oggi deve scegliere: se continuare a essere la lobby del lavoro dipendente e dei pensionati, o se iniziare a concepirsi come attore sociale che deve contribuire a governare processi di cambiamento e di trasformazione sociale. Abbiamo perso, da questo punto di vista, almeno 20 anni, il nostro gap con gli altri paesi è anche questo: l’incapacità di avere governato un cambiamento socio-economico epocale. In questo senso, la politica non è solo dei partiti, è anche dei sindacati.

Landini punta il dito contro “le mazzette”, gli orari di lavoro e l’età pensionabile: per quanto riguarda la corruzione ha fin troppo ragione, basti pensare che a febbraio 2014 l’Ue ha rilevato che il livello della corruzione in Italia equivale alla somma dei livelli degli altri 27 paesi europei; per quanto riguarda gli orari di lavoro, oggi come oggi i lavoratori subordinati e parasubordinati sono ben oltre l’orario di lavoro - a volte anche senza la retribuzione dello straordinario - col risultato che c’è chi si ammazza di lavoro e chi lavoro non ne ha; circa l’età pensionabile, è noto che i giochi degli ultimi governi sono serviti soltanto a contenere la spesa pubblica.

L’Italia si deve dare un vero progetto per il futuro e questi sono temi su cui la politica e il sindacato devono lavorare insieme. Lasciare che sia il solo Landini a occuparsene significa fare in modo che la piazza per lui sia sempre più popolata. La verità è che il sindacato ha dormito per troppo tempo, adesso è tempo di darsi una svegliata.

 

In collaborazione con www.think-in.it

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