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JOBS ACT/ Le riforme che mancano per far crescere il lavoro

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Sempre nel campo delle liberalizzazioni, si deve sfruttare il tempo di chiusura dei luoghi pubblici (musei, biblioteche e così via). Anche in questo campo, secondo i calcoli realizzati da Benedetta Cosmi (Liberalizzaci dal male, Rubettino 2012) si potrebbero creare in un solo anno 100mila posti di lavoro. 

Ulteriore ambito che va certamente affrontato è il tema della mobilità occupazionale a livello internazionale. In proposito, uno dei motivi dell'attuale fallimento della Garanzia Giovani è quello di aver investito tanto in strumenti già presenti, come la formazione professionale (nonostante i pessimi risultati negli anni passati), e non nel rafforzamento del programma Eures (con appena il 2% delle risorse, che cosa ci si può fare?). E ancora i programmi di auto-impiego o auto-imprenditorialità sono in questo momento ancora fermi, la filiera del prestito bancario fa acqua da tutte le parti, mentre l'Italia grazie alle linee guida prodotte dalla Consob è riuscita a non far decollare ilcrowdfunding nel nostro Paese.

Infine, la grande riforma è quella della Pubblica amministrazione, e qui bisogna essere chiari: in questi anni la razionalizzazione delle risorse è consistita nel bloccare gli stipendi (mandando a quel paese qualsiasi principio di merito), fermare le assunzioni (così abbiamo lavoratori sempre più anziani, che parlano male inglese e spesso non sono forti neppure in informatica), non confermare i precari (spesso le migliori risorse della Pa). Questa è la razionalizzazione all'italiana e, mi si consenta il termine, da "para-culi". E qui nasce anche l'incomprensione con l'Europa, che quando parla di razionalizzazione vorrebbe vedere un bel pacchetto di licenziamenti, mentre l'Italia offre le tre proposte di prima, che riducono (di poco) la spesa pubblica, ma è inevitabile che rischiano di produrre la peggiore Pubblica amministrazione al mondo, data l'impossibilità di ricambio generazionale.

Anche in questo campo è necessario una bel conflitto insider/outsider che, lo dico chiaramente al ministro Madia, non si risolve con il pre-pensionamento, perché con i soldi dei contribuenti si torna al termine utilizzato prima. I dirigenti pubblici devono licenziare e ridurre o sostituire l'organico e se non lo fanno devono essere sostituiti: questo non è un argomento da liberale, ma quello che avviene in qualsiasi Paese in cui l'obiettivo è garantire il miglior servizio possibile al contribuente.

In conclusione, ribadisco che il Jobs Act è uno strumento certamente interessante che stimolerà la domanda di lavoro, non tanto nel creare nuovi posti, ma nel dirottare occupazioni oggi precarie verso una stabilità. Tuttavia, è bene sottolineare che la riforma non basta per rilanciare il sistema-Paese.

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