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Lavoro

GIORNATA INTERNAZIONALE DELLA DONNA/ Quel "regalo" sul lavoro tanto atteso

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L'impressione è che, piuttosto che cambiare nome ai vecchi mestieri, insomma, sia necessario fare largo ai nuovi: a un nuovo modo di concepire il lavoro in sé, a misura di donna - e quindi di bambino, e di famiglia. In attesa che provvedimenti come le quote rosa nei Cda producano gli effetti sperati (se mai ciò accadrà), molto resta da fare su fronti più prossimi, eppure più decisivi. Lo smart working, la più innovativa e potenzialmente dirompente tra tutte le misure in discussione, non ha a oggi trovato posto nel decreto legislativo destinato alla conciliazione tra vita e lavoro, e non ce n'è traccia nel Jobs Act. Eppure, oltre a facilitare la conciliazione, in questo modo si aumenterebbe la produttività e si ridurrebbero i costi delle postazioni fisse di lavoro. 

Secondo l'Osservatorio Smart Working del Politecnico di Milano, solo l'8% delle aziende italiane ha messo in campo un'organizzazione lavorativa realmente smart, consentendo ai dipendenti - a prescindere dalla mansione, dal settore, dal livello inquadramentale e dalla tipologia contrattuale - di svolgere la loro attività da remoto, concentrandosi sugli obiettivi piuttosto che sulla presenza in ufficio. Per avere un termine di paragone, basti pensare che, stando alle stime rese note da Alessia Mosca - firmataria lo scorso anno, insieme a Irene Tinagli e a Barbara Saltamartini, di un progetto di legge sul tema -, si applicherebbe ad almeno il 40% delle mansioni dei lavoratori dipendenti. 

Ecco, se un augurio si può fare alle donne per la loro festa, quest'anno, è quello che si realizzi il prima possibile davanti ai loro occhi il cambiamento nell'organizzazione del lavoro che hanno atteso, voluto, guidato: per loro stesse, certamente, ma per tutti i lavoratori, a prescindere - stavolta è il caso di dirlo - dal genere.

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