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FCA/ Gli "ostacoli" che allontanano Ford, GM e Volkswagen

Sergio Marchionne (Infophoto) Sergio Marchionne (Infophoto)

Da un punto di vista sindacale la sconfitta è ormai evidente. Quando abbiamo lavorato con Fiat a degli accordi per ridefinire le linee di produzione di tutti gli stabilimenti italiani era il 2012. In quel periodo Landini aveva dichiarato che i modelli Renegade e Fiat 500X non avrebbero mai occupato i 5.400 lavoratori di Melfi. Oggi sentiamo che non solo i 5.400 lavoratori sono impegnati a tempo pieno, ma che sono state assunte ulteriori 1.500 figure professionali per soddisfare i processi di produzione. A questo punto, smentito dai risultati che il gruppo sta ottenendo, non ha più i mezzi per fare polemica. Con questo annuncio di Termoli, la sconfitta da un punto di vista sindacale è totale.

 

Si parla di una possibile nuova fusione per il gruppo FCA, e di possibili nuovi partner come Volkswagen, GM o Ford. Cosa ne pensa?

Non credo possibili nessuna di queste ipotesi francamente. Ai tempi della fusione con Chrysler, Obama scelse Fiat e non un gruppo americano come Ford o GM per scongiurare possibili operazioni di razionalizzazione di tipo occupazionale. Operando in un mercato concorrenziale, GM o Ford acquisendo Chrysler avrebbero necessariamente provveduto a snellire la produzione e a effettuare di conseguenza ulteriori tagli al personale.

 

Per questa stessa ragione dunque non vede possibile l’ipotesi di fusione con GM o Ford. Ma Volkswagen?

Beh, il gruppo di Marchionne sta puntando tutto su Alfa Romeo chiaramente per aggredire i mercati ben presieduti dai tedeschi. In questo senso non sarebbe molto proficuo per Volkswagen acquisire il gruppo. L’unico contesto in cui vedo il gruppo Fca indietro rispetto ai competitor è l’area asiatica.

 

Sta dicendo quindi che è più probabile che Marchionne cerchi una sponda in Oriente?

È una mia valutazione personale, ma in questo contesto forse potrebbe essere utile definire una partnership con un player forte nell’area asiatica. Se oggi Volkswagen fa quei numeri lo deve soprattutto alle auto che vende in Cina. Difatti ha più stabilimenti produttivi in Cina che in Germania. E questo perché il mercato asiatico conta circa 22 milioni di autovetture. Il gruppo sta potenziando molto la produzione in Europa e in America, ma - qualora dovesse ritenere non fosse abbastanza - credo avrebbe più senso ricercare una partnership in Asia.

 

(Marco Latorre)

 

In collaborazione con www.think-in.it

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