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Lavoro

IL CASO/ La "minaccia" che può far cambiare (in meglio) il lavoro

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A ogni modo, è innegabile che la variabile "tecnologia" sul mondo del lavoro crei inevitabilmente dei conflitti sociali, in quanto dei vantaggi dell'avvento dell'hi-tech beneficiano i profili professionali più bassi - che di fatto non ne vengono quasi toccati - e una fascia alta di professionisti, lasciando fuori la cosiddetta classe media impiegatizia. E oggi effettivamente stiamo assistendo alla fase in cui rivoluzione digitale e internet hanno reso di fatto superflui se non inutili alcuni ruoli e mansioni. Basti pensare a quel che accade nel settore del e-commerce, delle banche e della finanza, del turismo.

Ma si sa, l'innovazione tecnologica, madre delle rivoluzioni industriali, produce sì benefici, ma sempre dopo una prima, lunga fase di sconvolgimenti sociali e culturali. E, dunque, le nuove opportunità professionali?

Arriveranno, ma, come suggeriscono alcuni attenti osservatori, occorrerà prima ripensare i sistemi educativi e formativi investendo sul potenziamento di quelle doti umane, di pensiero e di creatività, che i computer o i robot non potranno mai rimpiazzare. Favorendo così la necessaria trasformazione delle competenze e professionalità. 

Senza dimenticare che un ruolo fondamentale verrà giocato dal potenziamento di nuove forme di lavoro, il cosiddetto smart working, che, in considerazione della tendenza sempre più diffusa alla digitalizzazione, prevede anche lo svolgimento di prestazioni professionali a distanza.

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