BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |

Riforma Pensioni 2015 e Inps: quei 100 miliardi che sollevano più di una domanda

Infophoto Infophoto

E il primo dato sul quale fare chiarezza è il livello di sostenibilità dell'Inps (attraverso magari la pubblicazione dei relativi bilanci tecnici), che oggi è garantita non (come alcuni credono o vogliono far credere) da una corretta valutazione attuariale di equilibrio tra prestazioni e contribuzioni, bensì dalla fiscalità generale. Infatti, stando ai dati del Bilancio preventivo 2015, al di là dei dati già conclamati di squilibrio in quasi tutte le gestioni previdenziali, l'Inps riceverà oltre 100 miliardi destinati alla "Gestione degli interventi assistenziali e di sostegno alle gestioni previdenziali" - Gias - , di cui 60 miliardi per oneri pensionistici, dove il confine tra assistenza e previdenza risulta estremamente labile. 

E sempre per restare in tema di trasparenza, speriamo siano accessibili quanto prima i valori delle pensioni contributive in maturazione, anche perché se, come evidenziato dalla Spi-Cgil, con i blocchi alla perequazione dei trattamenti, "negli ultimi quattro anni a 5,5 milioni di pensionati sono stati sottratti 9,7 miliardi di euro, pari ad una perdita media pro-capite di 1.779 euro", bisognerebbe anche quantificare qual è la minor pensione che spetterà a tutti quei giovani che - per il fatto di essere chiamati a riequilibrare un sistema previdenziale che non hanno contribuito a creare - si vedranno computare la stessa non più con il sistema retributivo bensì con il ben meno generoso sistema contributivo e senza poter nemmeno contare su un trattamento di pensione minima.

Sotto questo punto di vista, le proposte volte a ripristinare equità intergenerazionale, sicuramente condivisibili nel fine, possono trovare un grosso limite nello strumento adottato che, se non opportunamente calibrato e strutturato, rischia di frantumarsi al primo vaglio giudiziario.

Relativamente invece alla volontà di rendere più flessibili i requisiti anagrafici di accesso al trattamento previdenziale, è essenziale che qualunque ipotesi di lavoro non vada a intaccare la sostenibilità attuariale, perché ciò si tramuterebbe in un ulteriore aggravio per le generazioni future. A ciò si aggiunga che la flessibilità pensionistica non deve concretizzarsi in un nuovo strumento di ammortizzazione sociale, sia perché difficilmente si potrebbe adattare a tale scopo senza snaturarne il concetto, sia perché aumenterebbe la già grande confusione che oggi si riscontra - anche in termini bilancistici - tra assistenza e previdenza.

Anzi, probabilmente, il punto essenziale di una riforma in itinere potrebbe essere proprio quello di rivedere il sistema assistenziale, definendolo nella sua accezione primaria, individuandone i contorni di operatività, stabilendo in maniera trasparente i meccanismi di finanziamento e, soprattutto, distinguendolo in maniera chiara e incontrovertibile da quello previdenziale. 

 

Twitter @walteranedda

© Riproduzione Riservata.