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Riforma pensioni 2015/ Damiano (Pd): bonus ai pensionati incapienti e flessibilità contro la povertà

Per alcuni dipendenti pubblici non ci sarà bisogno di attendere una riforma delle pensioni: presto lasceranno il lavoro anche se non hanno ancora 62 anni e senza penalizzazioni

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Tito Boeri, Presidente Inps, rilancia l'idea di una riforma delle pensioni che preveda un reddito minimo per gli over 55 che restano senza lavoro. Cesare Damiano, però, frena e segnala l'urgenza di allargare il bonus da 80 euro ai pensionati incapienti. Il Presidente della Commissione Lavoro della Camera afferma infatti che un reddito di cittadinanza sarebbe utile solo per famiglie segnato da un disagio endemico, come genitori disoccupati e figli a rischio di abbandono scolastico. Altra situazione è quella dei pensionati incapienti, che guadagnano massimo 600 euro al mese, per i quali un bonus come quello da 80 euro sarebbe importante. Per combattere la povertà, Damiano segnala l'utilità di una riforma delle pensioni che introduca la flessibilità a partire dai 62 anni, con 35 di contributi e una lieve penalizzazione sull'assegno pensionistico. 

Per alcuni dipendenti pubblici non ci sarà bisogno di attendere una riforma delle pensioni: presto lasceranno il lavoro anche se non hanno ancora 62 anni. Una nota del ministero della Pubblica amministrazione ha infatti specificato che basta il requisito di 42 anni e sei mesi di contribuzione (41 anni e sei mesi nel caso delle donne) per far scattare la risoluzione unilaterale del rapporto di lavoro. Tale requisito, per il 2016, si alzerà di quattro mesi. Non è ben chiaro se la risoluzione unilaterale scatti d'ufficio o se sia una facoltà della dirigenza, fatto sta che alcuni lavoratori pubblici potrebbero andare in pensione anticipata, per di più senza penalizzazioni in virtù della misura contenuta nella Legge di stabilità che blocca la riduzione degli assegni per chi va in pensione prima dei 62 anni.

Il presidente dell'Inps Tito Boeri ha annunciato che tra l'ente e le banche è stato trovato un accordo che permetterà di pagare tutte le prestazioni previdenziali il primo di ogni mese, "un'operazione neutra dal punto di vista economico", diversamente da quanto sostenuto da alcuni politici, tra cui il capogruppo di Forza Italia alla Camera dei Deputati Renato Brunetti, che aveva fortemente criticato la proposta. Boeri ha precisato che la misura riguarderà da vicino 150mila pensionati che percepiscono un assegno minore di 1.000 al mese e per questo motivo "hanno bisogno di avere la somma disponibile sin dal primo giorno del mese". La modifica, complessivamente, modificherà il pagamento di 4 miliardi di euro al mese di pensioni, sui 20 complessivi erogati mensilmente. Strada spianata, quindi, per l'innovazione che dovrà essere introdotta con un provvedimento ad hoc, difficile prevedere se si tratterà di un decreto o di un semplice provvedimento amministrativo, come suggerito dal ministro del Lavoro Giuliano Poletti.

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