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CONTRATTI/ La "flessibilità" che può costar cara alle imprese

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È, tuttavia, difficile immaginare che sia possibile contrastare un fenomeno come quello descritto operando da soli. È auspicabile che su questioni come queste si attivi una forte cooperazione tra i 28 paesi membri. Non solo, ovviamente, sul piano ispettivo, ma, anche, su quello normativo, favorendo una maggiore armonizzazione delle diverse regolamentazioni nazionali. Non sembra più accettabile, infatti, assistere a fenomeni così lampanti di dumping sociale all'interno dell'Unione europea. 

Perché ciò sia possibile è, inoltre, necessaria una classe imprenditoriale degna di questo nome e che, se necessario, condanni, con forza, le imprese che utilizzano ricorrono a tali strumenti. L'Europa, quella sociale e di mercato, che ci piace si realizza, infatti, anche così.

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COMMENTI
22/04/2015 - Normativa Vigente (Moeller Martin)

Bene che, anche se con incredibile ritardo, perfino in questo governo qualcuno si sia accorto che fornire lavoro interinale o prestazioni fino a se stesso o anche prestazione di opera prolungate, devono sottostare alla fiscalità ed alle norme vigenti italiane. Ad esempio se acquisto in Romania un impianto, la ditta fornitrice può mandare il proprio personale per effettuarne il montaggio se previsto dal contratto di fornitura e non si estende per un tempo prolungato, ma non possono salvo allinearsi alle condizioni vigenti, realizzare manufatti tipo costruire una casa. Guardate che queste norme non sono state create per tenere fuori i lavoratori romeni, quanto per evitare che interi settori si trasferiscano nei paradisi fiscali. Senza questi correttivi, avremmo più imprese edili a San Marino che in Italia. N.B. Tutti i paesi europei occidentali hanno norme di questo genere e le hanno rafforzate dopo il crollo del blocco comunista per contrastare in particolare il nomadismo di ditte artigiane quali ad esempio imbianchini, idraulici ecc.