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Lavoro

Riforma Pensioni 2015/ Flessibilità e reddito minimo "alla svedese" per aiutare gli over 50

La riforma delle pensioni a cui pensa Tito Boeri è quella di introdurre un reddito minimo per chi resta senza lavoro dopo i 55 anni. FRANCESCO GIUBILEO ha un'altra proposta in merito

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«Adottiamo il modello svedese per favorire il reinserimento dei 50enni rimasti senza lavoro». È la proposta di Francesco Giubileo, ricercatore presso il Centro studi TopLegal e autore del libro “Una possibilità per tutti. Proposte per un nuovo welfare”, dopo che il presidente dell’Inps, Tito Boeri, in un’intervista a Repubblica ha dichiarato: “Oggi c’è un problema sociale molto serio: quello delle persone nella fascia di età 55-65 anni che una volta perso il lavoro si trovano progressivamente in condizioni di povertà. Per queste persone è ragionevole allora pensare di introdurre un reddito minimo garantito”. Per Giubileo, però, «colpire le pensioni più alte per aiutare gli over 50 senza lavoro sarebbe la soluzione eticamente più giusta, ma sarebbe bocciata dalla Consulta che la considererebbe una misura discriminatoria».

Ha ragione Boeri quando afferma che i 50enni disoccupati sono un problema sociale rilevante?

Sì, quando un over 50 perde il lavoro è molto difficile che riesca a reinserirsi. Un soggetto passa da un giorno all’altro da una situazione economica stabile a un’altra di disoccupazione senza tutele, con gravi difficoltà di ricollocamento. Si tratta quindi di una categoria molto più svantaggiata dei giovani.

Rispondendo a Boeri, la sociologa Chiara Saraceno ha proposto di estendere forme di tutela per tutte le persone senza lavoro a prescindere dall’età…

Quella della Saraceno una posizione insostenibile dal punto di vista economico, e che inoltre avrebbe un impatto sulle stesse persone che lavorano. Chi svolge un’occupazione part-time e magari guadagna 650 euro, di fronte a un sussidio da 500 euro può essere tentato di lasciare il lavoro. La conseguenza sarebbe quella di aumentare il numero di disoccupati. Non credo questo il risultato che si vuole ottenere. 

A partire da quale età ritiene che vada assegnato il reddito di cittadinanza?

La mia proposta è di assegnarlo a partire dai 50 anni di età e di ispirarci al modello svedese. Lo Stato prende in carico il disoccupato, gli offre orientamento e formazione, e se questo non basta incarica un soggetto privato di trovargli lavoro. Se anche questo tentativo fallisce, gli si assegna un reddito di base. In questo modo però la persona interessata non sta tutto il giorno a casa senza fare nulla. L’obiettivo è dare al 50enne uno strumento valido per il reinserimento sociale, e se dopo tre o quattro anni non si ottiene nessun risultato a quel punto gli si dà la tutela.


Lei è favorevole a introdurre forme di flessibilità pensionistica?

Questa è una soluzione che può andare bene non per un 50enne, ma per chi perde il lavoro a 62 o a 63 anni e gli rimangono quattro o cinque anni prima di andare in pensione. A queste persone si concede di andare in pensione in anticipo, ma anziché prendere un assegno da 1.000 euro al mese ne riceve soltanto 700 fino a quando avrà compensato il fatto di essere andato in pensione prima. In questo modo il sistema resterebbe in equilibrio, perché tante persone andrebbero prima in pensione, ma la riceverebbero molto più bassa.


Boeri ha anche ipotizzato di tassare le pensioni più alte…


COMMENTI
23/04/2015 - Già Inviato ad Elsa Fornero il 27 febbraio 2013 (cardarelli mario)

Chi ha lo stesso coraggio di Ursula Von der Leyer, sua pari tedesca ? C’è chi teme l’ondata di licenziamenti per persone 50/65 che, stante l’allungamento dei tempi minimi per i pensionamento, non si possa ovviare alla prospettiva di restare in mezzo ad una strada. Infatti soltanto per alcuni a professionalità di livello si potrebbero aprire nuove prospettive. Per gli altri sarebbe un 2x1. Infatti in questo caso a rimetterci saranno altri giovani, diversi da quelli citati, perchè ragazzi di 15-20 anni, figli appunto dei cinquantenni, e che stanno ancora studiando per prepararsi al mondo del lavoro. I ragazzi di famiglie molto agiate non avranno problemi a continuare gli studi anche fino al master, il problema sarà per gli altri, quelli cui lo stipendio dei genitori, pur modesto, poteva garantire la copertura delle spese fino al termine degli studi e quindi il salto di qualità. Insomma, non una competizione giovani-”vecchi”, ma fra giovani di generazioni diverse, i primi dei quali hanno avuto tutto l’agio di studiare prima che i loro genitori andassero in pensione. Anche in Germania, dove l’età pensionabile sta per passare da 65 a 67 anni, si sono accorti del problema cinquantenni, tanto che la ministra del lavoro, Ursula von der Leyen – casalinga madre di 7 figli – ha fatto appello alle imprese perché assumano più cinquantenni, forte di uno studio del Centro per la ricerca economica europea che ha confutato che i lavoratori più giovani siano più efficienti e preparati

 
23/04/2015 - Già Inviato ad Elsa Fornero il 27 febbraio 2013 (cardarelli mario)

Chi ha lo stesso coraggio di Ursula Von der Leyer, sua pari tedesca ? C’è chi teme l’ondata di licenziamenti per persone 50/65 che, stante l’allungamento dei tempi minimi per i pensionamento, non si possa ovviare alla prospettiva di restare in mezzo ad una strada. Infatti soltanto per alcuni a professionalità di livello si potrebbero aprire nuove prospettive. Per gli altri sarebbe un 2x1. Infatti in questo caso a rimetterci saranno altri giovani, diversi da quelli citati, perchè ragazzi di 15-20 anni, figli appunto dei cinquantenni, e che stanno ancora studiando per prepararsi al mondo del lavoro. I ragazzi di famiglie molto agiate non avranno problemi a continuare gli studi anche fino al master, il problema sarà per gli altri, quelli cui lo stipendio dei genitori, pur modesto, poteva garantire la copertura delle spese fino al termine degli studi e quindi il salto di qualità. Insomma, non una competizione giovani-”vecchi”, ma fra giovani di generazioni diverse, i primi dei quali hanno avuto tutto l’agio di studiare prima che i loro genitori andassero in pensione. Anche in Germania, dove l’età pensionabile sta per passare da 65 a 67 anni, si sono accorti del problema cinquantenni, tanto che la ministra del lavoro, Ursula von der Leyen – casalinga madre di 7 figli – ha fatto appello alle imprese perché assumano più cinquantenni, forte di uno studio del Centro per la ricerca economica europea che ha confutato che i lavoratori più giovani siano più efficienti e preparati