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RIFORMA PENSIONI 2015/ Quattro mosse per cambiare la legge Fornero (risparmiando)

Elsa Fornero (Infophoto) Elsa Fornero (Infophoto)

Con la conferma che "nemo propheta in patria", decisi di espormi alla provocazione di un dibattito prima che tutto secondo memoria storica passasse dalla prima alla pagina 39 dei giornali. Questo con una convinzione: non si può eticamente dimenticare o alleggerire ciò che uomini e donne vivono quotidianamente sulla propria pelle, come non si può dimenticare quello che scrisse Tucidide nelle Guerre del Peloponneso a proposito della democrazia ateniese: "Non tutti sanno elaborare, scrivere e presentare un programma politico, ma tutti sono in grado di giudicarlo". 

Il giudizio, quindi, su come si stesse determinando il perimetro del dibattito tra esodi, partita di scambio sul costo del lavoro tra anziani che escono e giovani che entrano, equilibri e squilibri vari ha portato a una domanda, che io definisco una sfida alchemica. È possibile "riformare la Riforma", ovvero modificare le criticità, risolvendo i guasti, e mantenere l'architettura previdenziale innovandone le componenti, lavorando su quattro fronti: 1) accesso anticipato alla pensione, 2) contribuzione volontaria, 3) non esodati pensionandi, ma pensionati, 4) occupazione giovanile? Ovvero esiste una risposta alla domanda di come risolvere il triplice nodo di 1), 3), e 4)?

Tutte le quattro "issues" sono collegabili in un percorso per formulare alcune soluzioni. Infatti, l'interrelazione macro che esiste fra le quattro componenti può, se asseverata, offrire la possibilità di sviluppare un processo che partendo dalla risoluzione del problema dell'accesso alla pensione, attraverso l'innovazione contributiva, risolva il problema degli esodati, aprendo spazi per l'occupazione giovanile.

Tutto ciò può accadere restando ben consci che fino al tentativo di putsch in Abi con la convocazione dei Segretari generali - sventato da Ferruccio de Bortoli con un pregevole editoriale sul CorriereEconomia di qualche anno fa la stessa mattina dell'incontro - la procedura di esodo è sempre stata quella prescelta per ridurre il costo del lavoro grazie a un processo di sostituzione generazionale. Al di là di ogni commento su questo modo di creare occupazione, si deve rinnovare la necessità di un quadro di riforma del lavoro (e si sottolinea non solo del mercato del lavoro) dalla fine dell'istruzione alla pensione. Confesso la mia debolezza per il ciclo di Samuelson…

Fin qui le parole, ma bisogna passare ai numeri. E ben fanno Renzi e Poletti (che hanno ricevuto, insieme ad altri come Damiano, Sacconi, Baretta, Giovannini, Treu, Gutgeld e Boeri questa proposta) a dire vediamo i numeri. Ciò che ha accompagnato sempre questa proposta sin dal maggio 2013 è stato tautologico: se fa risparmiare un euro in più del previsto in un contesto socialmente sostenibile può essere presa in considerazione. E quindi ai competenti uffici dei dicasteri interessati tocca verificare la compatibilità contabile con il risultato atteso per evidenziare se venga generata una posizione attiva netta, rispetto a quanto finora accaduto nella cooperazione pubblico/privato e pertanto far derivare da tale controllo un fine tuning, per favorire le assunzioni.

In un prossimo articolo esporrò quindi i capisaldi di questa "riforma della riforma".

 

(1- continua)

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