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RIFORMA PENSIONI 2015/ Quattro mosse per cambiare la legge Fornero (risparmiando)

MARIO CARDARELLI comincia a esporci come procedere a una riforma delle pensioni per innovare e correggere i problemi della legge Fornero. Primo di due articoli

Elsa Fornero (Infophoto) Elsa Fornero (Infophoto)

Quando Elsa Fornero fu chiamata da Monti per il dicastero del Welfare, si pensò subito che la svolta definitiva della riforma pensionistica era dietro l'angolo, vigenti gli estremi della legge delega, e reggente Sacconi lo stesso ministero, all'epoca impegnato, guarda caso, sul fronte dei fondi esodi. Elsa Fornero usciva da Intesa Sanpaolo come Vicepresidente del Consiglio di Sorveglianza e la banca era al primo posto in Abi per l'utilizzo di tale strumenti sin dal 2008. 

La percezione, anche dagli ultimi rilasci del Cerp, il centro studi che la professoressa indirizzava, era chiara. Il sistema contributivo sarebbe stato applicato erga omnes a far data dal primo mese utile. La pensione di anzianità con il suo sistema delle quote sarebbe stata cancellata. Si avrebbe avuta la pensione di vecchiaia, con una piccola deriva per l'uscita anticipata in un quadro che prevedeva l'innalzamento drasticamente progressivo dell'età utile, complice l'aumento delle aspettative di vita e l'abbassamento della capacità di reddito e il legame con il Pil. 

Con la convinzione che il passo sarebbe stato da "blitzkrieg", scrissi più di una volta alla futura "ministra" (che chiedeva sempre conferma che non fossi uno spam), per i condivisi retroterra culturali e professionali, pregando di porre attenzione alla necessaria gradualità di tale passo. La stessa opinione la raccolsi in buona parte del mondo sindacale italiano, avendo un passato oltre che di economista, di dirigente della Fiba-Cisl. Due condizioni utilizzate per introdurre nel 1991 la prima "area contrattuale", grazie a un lavoro comune con l'allora ministro Donat Cattin, proseguito poi con l'analisi da alter ego del documento sulle privatizzazioni, realizzato da Scognamiglio e pietra basilare per procedere a riformare il sistema bancario. L'attenzione come economista ai segnali deboli e quel poco di esperienza storica maturata spinse a reiterare l'allarme, ma… Il resto è noto.

Sotto la cosiddetta scure europea, non si sa se per fretta o per dimenticanza, la volontà di far quadrare il quadrabile ha lasciato in eredità 12 miliardi di euro di rattoppo sul problema degli esodati e l'amara consapevolezza che l'Italia non è un Paese che ami proprio ragionare sui dati, visto che trova difficoltà a curarne adeguatamente la registrazione, nonostante un ottimo Istat…. ma un problematico Inps. 

Come molti di noi sanno, spesso un danno costituisce una sfida e il nostro danno è di non riuscire a produrre un sistema-Paese perché non ragioniamo e operiamo in termini di sistema-Paese. Cosa vuol dire? Vuol dire che una riforma delle pensioni, quando pensata bene lavora bene con una riforma del lavoro e una riforma del lavoro (nella quale quella del mercato del lavoro è una componente) richiede una visione complessiva di come e con cosa uscire dalla scuola, dal liceo e dall'università e di come e con cosa entrare nel mondo del lavoro e uscirne dopo x anni diventando pensionato. Tutto ciò incrociando fattori come demografia, immigrazione, crescita economica, agibilità anticiclica, debito, sostenibilità ed equilibrio finanziario… Vi paresse poco.