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Riforma pensioni 2015 / La staffetta generazionale ricompare nella riforma della Pa

In attesa della riforma delle pensioni, proseguono i lavori di Gutgeld e Perotti, a caccia di 10 miliardi per evitare che scattino le clausole di salvaguardia con un aumento dell’Iva

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Con la riforma della Pa, che domani riprende il suo iter al Senato, potrebbe arrivare anche una novità di cui si era già parlato per una possibile riforma delle pensioni, ovvero la “staffetta generazionale”. Ipotizzata già ai tempi del Governo Letta, quando ministro del Lavoro era Enrico Giovannini, la proposta prevede che i lavoratori più anziani vicini alla pensione riducano il loro orario di lavoro, così da cominciare a far lavorare dei giovani che prendano poi il loro posto. Una delle criticità allora riguardava la contribuzione pensionistica dei lavoratori che sarebbero passati da tempo pieno a part-time: lo Stato si sarebbe fatto carico dei loro contributi? Una domanda che resta aperta anche oggi, quando Il Messaggero riporta la notizia che la staffetta generazionale potrebbe essere inserita nella riforma della Pa ed essere quindi applicata nel settore pubblico. Senza dimenticare che bisognerebbe capire se la staffetta aprirebbe le porte a una maggior flessibilità in ambito previdenziale.

In attesa che si materializzi nei mesi a venire una riforma delle pensioni che introduca magari un meccanismo di flessibilità, i fondi pensioni in questi primi mesi del 2015 hanno fatto segnare un’ottima performance. Lo scrive il CorrierEconomia, segnalando che il rendimento medio offerto dai fondi pensione negoziali nei primi tre mesi dell’anno è stato del 4,5% contro lo 0,3% registrato dal Tfr. Si tratta di un elemento importante di cui tener conto nelle proprie scelte previdenziali e lo sarà ancora di più nelle prossime settimane, dato che sarà possibile conoscere dal sito dell’Inps l’importo della propria pensione. Se infatti l’assegno futuro non sarà molto alto, ci si potrà muovere per tempo attraverso piani previdenziali individuali.

I lavori di Yoram Gutgeld e Roberto Perotti, a caccia di 10 miliardi per evitare che scattino le clausole di salvaguardia che comportano un aumento dell’Iva, prosegue. Repubblica oggi scrive però che all’appello mancano 4 miliardi. Carlo Cottarelli, predecessore dei due consulenti di Renzi alla spending review, aveva a suo tempo individuato come area di intervento anche le pensioni. Gutgeld e Perotti, vista la necessità di reperire questi 4 miliardi, faranno dei tagli in campo previdenziale? 

Sembra che ciò non dovrà accadere. Lo stesso Gutgeld, nelle scorse settimane in cui, causa dichiarazioni di Tito Boeri, si ipotizzava un taglio delle pensioni più alte, aveva escluso interventi in materia della spending review. Tuttavia allora non sembrava esserci questa “difficoltà” nel reperire 4 miliardi di euro. Di certo sembra che un intervento ci sarà sulle pensioni di invalidità, anche se l’importo che se ne potrà ricavare sarà piuttosto modesto (intorno ai 100 milioni di euro). A Gutgeld e Perotti non resterebbe quindi che intervenire sui sussidi a trasporto pubblico locale e ferrovie, oltre che sulla sanità: ambiti in cui i tagli potrebbero scontentare molti. Non resta in ogni caso che aspettare le prossime settimane per capire se la promessa sulle pensioni sarà rispettata.

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