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Riforma pensioni 2015/ Il "tetto danese" che aiuta il bilancio dello Stato e i pensionati del futuro

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Quando un giovane inizia a lavorare, è difficile che abbia fin da subito un reddito superiore ai 30mila euro. Poniamo che l'anno prossimo 100mila giovani entrino nel mondo del lavoro: soltanto una quota minima percepirà più di 30mila euro. Questo tipo di intervento non creerà quindi problemi al bilancio dello Stato, anche se nel lungo periodo determinerà uno sgravio contributivo considerevole.

 

Quindi avremo una transizione soft?

Esatto. Di qui a dieci anni, almeno il 10% di questi nuovi assunti avrà fatto carriera. Al di sopra dei 30mila euro non pagheranno i contributi, ma l'ammanco per lo Stato sarà modesto. Invece la proposta della Lega è che si versi solo il 10%, ma poi le pensioni degli anziani chi le paga?

 

Ci sono già degli ammanchi?

Oggi lo Stato per le pensioni spende 214 miliardi e ne incassa meno di 190. Se da domani i nuovi assunti non verseranno più il 33% ma soltanto il 10% su un reddito modesto, bisognerà aumentare le tasse. Se già oggi ho un disavanzo da 24 miliardi di euro, abbassando l'aliquota aumenteremo il debito.

 

(Pietro Vernizzi)

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