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Lavoro

CONTRATTO A TUTELE RUMENE/ I "pirati" del lavoro all'assalto dell’Italia (aiutati da Landini e co.)

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Più contrattazione a livello di aziende, di territorio, di filiera produttiva e meno leggi general generiche, meno sentenze di giudici, pretori, meno circolari: questa dovrebbe essere la nostra risposta, la risposta di chi vive il presente e non di chi attualizza il passato, alla sfida rumena. Nessun imprenditore normale, a nostro avviso e secondo la nostra esperienza, investe solo sul costo del lavoro come condizione per produrre di più e guadagnare di più. Se il solo elemento per conquistare i mercati è il costo del prodotto, ci sarà sempre un luogo, su questo pianeta, nel quale qualcuno accetterà una paga inferiore pur di prendersi il lavoro. Se qualcuno qui da noi si dichiara disposto a seguire questa strada è perché sforna prodotti di bassissima tecnologia, di poco contenuto. Insomma, è qualcuno che vive e prolifica in settori decotti, che naviga ai margini del mercato, quand’anche non solcasse i mari dell’illegalità.

Ma proprio da loro, da questi settori marginali, proviene una sfida che prima o poi riguarderà tutti e che va presa molto sul serio, perché richiede risposte razionali e ragionevoli, e non accetterà grida manzoniane o i soliti dibattiti “LaSette style”, inconcludenti e autoreferenziali. L’ennesimo landiniano proclama in attesa del Sol dell’Avvenire per respingerà il dumping alla rumena, anzi ne favorirà inconsapevolmente proprio lo sviluppo!

Lanciare questa sfida, la provocazione del “sottocosto salariale”, qui da noi, significa infatti, aver individuato nel sistema Italia la vera falla del welfare system europeo: siamo troppo rigidi, troppo convinti che il futuro si costruisce solo se si conserva intatto il passato, troppo compassati e ingessati in discussioni (démodées ma tanto tanto intellettuali!), per non essere una bella preda per i mercanti di carne umana, per i detrattori delle tutele dei lavoratori e del lavoro.

La risposta, dura e decisa, che dobbiamo dare loro deve guardare al domani, non alla conservazione di un passato glorioso fin che si vuole ma appunto passato. O pensiamo, ci si passi la boutade, di combattere le guerre del prossimo millennio (se mai, e Dio non voglia, ce ne saranno), chiamando a raccolta le gloriose legioni romane perché hanno conquistato il mondo e quindi “quelle sì che sono forti”?

E allora: più contrattazioni e meno manifestazioni per sconfiggere i corsari dei salari!

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COMMENTI
07/04/2015 - vs articolo (ciro pica)

quello che sta accadendo nel mio settore è simile. distruggere il sistema taxi per farlo diventare da professione a dopo lavoro per pensionati e avventizi. mi piacerebbe confrontarmi con l'autore dell'articolo xche la questione è ipercomplessa e sono abbastanza convinto che il tema al fondo è la perversioni del pensiero occidentale ( stando in occidente, ma il mondo, dove va? ) e che in questo clima, tutto ma quasi proprio tutto va nella direzione di un depauperimento della ricchezza da parte dei più e deboli propagandato dalla invincibile macchina della progresso come progresso ( per stare nel tema dell'economia ) Cioè è il crollo delle evidenze, che riguarda l'esperienza ordinaria dell'uomo e a questo crollo, la sostituzione con la propaganda. il tema è si l'economia, ma il tema è l'uomo, il senso dell'esistenza e la comunità umana come tale. propaganda gay, liberismo, oligopoli sempre più internazionalizzati e sempre più prepotenti, vorrano disporre delle vite dei piu come una volta si usavano gli schiavi. non è esagerazione. chi ci restituirà un volto umano? questa è la sfida