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Lavoro

Festa del lavoro 2015 / Furlan (Cisl): Jobs Act e salario minimo, ecco cosa non va

Annamaria Furlan (Infophoto)Annamaria Furlan (Infophoto)

Purtroppo ancora non si è riusciti a ottenere una forma di sostegno al reddito in caso di fine commessa per i lavoratori a Partita Iva più deboli. Ce ne sono tantissimi nel nostro Paese, nei settori dei servizi, del commercio, dell'editoria. Va detto che lo schema di decreto relativo alle tipologie contrattuali, tende a eliminare alla radice le false Partite Iva, ma è anche vero che, realisticamente, continueranno a esistere lavoratori a Partita Iva a basso reddito.

 

Cosa si può fare per questo segmento del mercato che è di fatto da troppo tempo ignorato?

Si potrebbe estendere la nuova Dis-Coll, l'indennità di disoccupazione per i collaboratori, ai lavoratori a Partita Iva con certe caratteristiche, ad esempio quelli iscritti alla Gestione separata Inps, che sono quelli per i quali non è stata prevista una specifica cassa previdenziale, o quelli al di sotto di certi limiti di reddito. Bisogna trovare una soluzione per questi lavoratori. La Cisl chiede da sempre misure di contrasto all'utilizzo del falso lavoro autonomo, tutelando il lavoro autonomo vero e per scelta, con un'attenzione particolare a quello che mostra particolari debolezza strutturali.

 

Cosa pensa e quali effetti vede nelle nuove modalità di partecipazione ai risultati dell'impresa annunciate da Marchionne?

Abbiamo valutato positivamente la proposta di Marchionne perché rendere partecipi i lavoratori da protagonisti è davvero significativo. È il risultato di nuove relazioni industriali nel Paese che noi crediamo possa diventare un modello per altre aziende italiane. Con il nuovo sistema retributivo, in quattro anni un operaio specializzato guadagnerà fino a 10.700 euro in più. Non è un fatto di poco conto. Ma tutto questo è frutto di una condivisione delle scelte aziendali che la Cisl con la Fim, la nostra categoria dei metalmeccanici, ha cercato di portare avanti in questi anni, assumendosi le proprie responsabilità per salvare l'azienda e rilanciare il marchio Fiat. Se oggi Fca è un gruppo solido, affermato nel mondo, che fa assunzioni nel nostro Paese, lo si deve agli accordi che noi abbiamo sottoscritto insieme ad altri sindacati. Noi abbiamo contribuito a salvare e rilanciare gli stabilimenti Fiat nel nostro Paese. Ecco perché in molti dovrebbero cospargersi il capo di cenere. I fatti ci hanno dato ragione.

 

In un'ottica di salario minimo, come previsto dal Jobs Act seppur in modo sperimentale, quale ruolo per il sindacato di domani?


COMMENTI
10/02/2016 - Festa del Lavoro (Cartellino Timbrare)

RIFORMA DEL GOVERNO RENZI Il Jobs Act, fortemente volto dal premier, secondo l’Istat non ha fatto i miracoli sperati. Gli incentivi di 8 mila euro all’anno per tre anni per le nuove assunzioni hanno stabilizzato precari ma non creato e le modifiche con alleggerimento delle tutele dell’articolo 18 sul reintegro in caso di licenziamento ingiusto, non ha innescato un boom di nuove occupazioni. Il contratto a tutele crescenti, con gli indennizzi progressivi in caso di licenziamento, facilita le imprese a liberarsi dei dipendenti in esubero senza incentivare il passaggio al nuovo tempo indeterminato, meno tutelato, da altre forme contrattuali precarie. Il governo Renzi offre per tre anni considerevoli incentivi alle assunzioni. Se le imprese accettano, assumono e licenziano prima del terzo anno, hanno un guadagno netto. Ma la scommessa è che facendo più assunzioni ci saranno più consumi, dunque più crescita e nessuno sarà licenziato. Nel resto del mondo, Germania e Stati Uniti in testa, la politica chiede alle imprese come poter formare i lavoratori che serviranno, da noi il governo sembra più interessato ad aiutare gli industriali e gli imprenditori a cacciare i lavoratori. DA ADESSO IN POI Sentiremo operai e imprenditori, impiegati e industriali, artigiani e commercianti, precari e disoccupati. Fino alla Festa del Primo maggio.