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Festa del lavoro 2015 / Furlan (Cisl): Jobs Act e salario minimo, ecco cosa non va

Annamaria Furlan (Infophoto) Annamaria Furlan (Infophoto)

Noi rimaniamo contrari a fissare per legge un salario minimo. È una materia che appartiene all'autonomia delle parti sociali. Il meglio del giuslavorismo italiano è sempre venuto dagli accordi tra azienda e sindacato. Quanto al ruolo del sindacato, per fortuna le lavoratrici e i lavoratori continuano ad avere fiducia nell'attività di rappresentanza e tutela svolto dalle confederazioni sindacali. Lo dimostrano anche i dati positivi del tesseramento e i risultati delle rsu dove ogni volta che si vota i nostri delegati ottengono ottimi risultati. È chiaro che il sindacato deve rinnovarsi e intercettare i giovani e i nuovi lavori. Ma le società complesse si governano con il contributo dei corpi intermedi. Il nostro ruolo sarà sempre quello di rivendicare migliori condizioni contrattuali e salariali, pari dignità tra uomo e donna, sicurezza sui posti di lavoro.

 

Quali previsioni per il lavoro e l'occupazione?

I posti di lavoro si creano con la crescita, diminuendo le tasse per i lavoratori e i pensionati, favorendo gli investimenti con un progetto di sviluppo e di politica industriale. Non ci sono altre scorciatoie. Ecco perché i prossimi 12 mesi, a cavallo tra il 2015 e il 2016, saranno quelli decisivi per determinare l'avvio o meno della ripresa dell'occupazione nel nostro Paese. Dal 2008 a oggi, la crisi ha fatto perdere il lavoro a quasi un milione di persone. Questo è il momento in cui il Governo e le parti sociali devono insieme contribuire con grande responsabilità a creare le condizioni per la crescita del Paese attraverso un patto in cui ciascuno deve fare la sua parte su obiettivi selettivi e condivisi.

 

Cosa suggerirebbe a Tito Boeri e al Governo in materia di riforma previdenziale?

Bisogna cambiare la riforma Fornero che tanto danno ha prodotto nel mondo del lavoro. Non tutti i mestieri e le professioni sono simili. Le persone vanno lasciate libere di scegliere quando andare in pensione, una volta raggiunti i requisiti minimi in modo da rendere flessibile l'uscita dal lavoro e consentire anche l'ingresso dei giovani. Bisogna poi cambiare anche i parametri di calcolo della pensione se non vogliamo consegnare i giovani a pensioni molto basse. Il sistema previdenziale ha bisogno di equità e di rivedere la riforma con il coinvolgimento dei lavoratori. Cosa che non avvenne purtroppo con la bruttissima legge Fornero.

 

(Giuseppe Sabella)

 

In collaborazione con www.think-in.it

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COMMENTI
10/02/2016 - Festa del Lavoro (Cartellino Timbrare)

RIFORMA DEL GOVERNO RENZI Il Jobs Act, fortemente volto dal premier, secondo l’Istat non ha fatto i miracoli sperati. Gli incentivi di 8 mila euro all’anno per tre anni per le nuove assunzioni hanno stabilizzato precari ma non creato e le modifiche con alleggerimento delle tutele dell’articolo 18 sul reintegro in caso di licenziamento ingiusto, non ha innescato un boom di nuove occupazioni. Il contratto a tutele crescenti, con gli indennizzi progressivi in caso di licenziamento, facilita le imprese a liberarsi dei dipendenti in esubero senza incentivare il passaggio al nuovo tempo indeterminato, meno tutelato, da altre forme contrattuali precarie. Il governo Renzi offre per tre anni considerevoli incentivi alle assunzioni. Se le imprese accettano, assumono e licenziano prima del terzo anno, hanno un guadagno netto. Ma la scommessa è che facendo più assunzioni ci saranno più consumi, dunque più crescita e nessuno sarà licenziato. Nel resto del mondo, Germania e Stati Uniti in testa, la politica chiede alle imprese come poter formare i lavoratori che serviranno, da noi il governo sembra più interessato ad aiutare gli industriali e gli imprenditori a cacciare i lavoratori. DA ADESSO IN POI Sentiremo operai e imprenditori, impiegati e industriali, artigiani e commercianti, precari e disoccupati. Fino alla Festa del Primo maggio.